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Il primo lavoro degli Slint, registrato nel 1987, va considerato a tutti gli effetti un laboratorio vero e proprio. Sotto l’occhio vigile di Steve Albini, inizia l’opera di destrutturazione selvaggia di un genere e di un’infinità di cliché che il rock aveva suo malgrado finito per creare. Sfiorando ripetutamente gli innumerevoli sotto-generi che fino a quel momento erano stati elaborati, gli Slint riescono a prendersi gioco di ognuno di loro, senza rimanere invischiati nella dialettica che li caratterizza. Il tutto viene realizzato con un approccio spontaneo, quasi amatoriale, ma al tempo stesso si avverte la ricerca razionale di una formula che possa rappresentare l’antitesi di quanto si sta tentando di distruggere. Ne viene fuori un album eterogeneo, stracolmo di idee, che lambiscono il jazz, il post-punk, il prog e il math-rock, al pari di elementi proto-post-rock che verranno sviluppati appieno due anni dopo. La voce diventa un elemento secondario, in un contesto in cui le canzoni non hanno un testo vero e proprio, e si rifiutano di farsi portatrici di un messaggio: si passa da incisioni di versi e rumori molesti a parti parlate, di quelle che possono capitare del tutto casualmente in una registrazione in presa diretta. La passione sfrenata per i tempi dispari emerge chiara, così come una naturale tendenza delle chitarre a suonare in controtempo, se non fuori tempo. L’origine del suono è innegabilmente l’hardcore, ma in questo marasma ritmico le melodie si sentono spaesate, si dilatano, perdono la bussola. Non si tratta ancora di quel quadro ineffabile di caos ordinato cui si arriverà con Spiderland, qui siamo di fronte alla furia distruttrice che pulsa, rozza ed energica. Tweez è una macchina da guerra scagliata contro il passato, che lascia sul suo passaggio i semi ancora incolti di futuri fin qui insospettabili. Ogni canzone porta il nome di un genitore del quartetto: bisogna prima distruggere i propri creatori rintracciando le proprie origini, per potersi sostituire ad essi evolvendo in maniera autonoma. Con buona pace del cane Rhoda.
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Articolo del
11/04/2008 -
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