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I Sick Tamburo attraversano da oltre un decennio il cuore dell’alternative rock italiano con una cifra sonora personale e una presenza scenica immediatamente riconoscibile. Nati nel 2009 da un’idea di Gian Maria Accusani ed Elisabetta Imelio, già insieme nei Prozac+, hanno costruito nel tempo una voce distinta, capace di mescolare rock diretto, melodie incisive e una scrittura profondamente umana.
La serata del tour di Dementia, album pubblicato il 16 gennaio 2026, mostra una band pienamente consapevole del proprio linguaggio: sette dischi alle spalle, centinaia di concerti, e una miscela di esperienza, dolore e urgenza che si riflette con chiarezza anche dal vivo. I nuovi brani alternano quiete e urti improvvisi, paure e bagliori di luce.
L’immaginario visivo che accompagna Dementia sottolinea un legame storico: la copertina è firmata da Davide Toffolo, anima dei Tre Allegri Ragazzi Morti e figura centrale della stagione pordenonese degli anni Novanta, particolarmente contraddistinta dalla contaminazione tra musica e arti visive.
I Sick Tamburo hanno un’idea compatta di disco da ascoltare dall’inizio alla fine per coglierne davvero senso e stratificazioni, Dementia è un lavoro che insiste e sviluppa un’idea. Accusani mantiene fermo un punto: la canzone è responsabilità espressiva. Raccontare la verità, anche quando è scomoda, quando si avvicina alla malattia, quando non consola.
La scelta tematica ha un’origine biografica: Accusani ha scritto queste canzoni attraversando da vicino l’esperienza della demenza di una persona cara, una convivenza quotidiana con la perdita di memoria e lo smarrimento. La riflessione si sposta poi alla collettività e alle masse in questo momento storico folle e degenerato.
Nel momento del live questi contenuti si traducono con un’energia che è equilibrio sottile tra intensità e controllo. Le chitarre si muovono tra riff ruvidi e aperture melodiche, il basso pulsa profondo, la batteria incalza con un senso di marcia costante. Rispetto all’urgenza più istintiva dei Prozac+, qui la tensione è più trattenuta, più consapevole. La presenza scenica è potente sin dall’ingresso. Il loro look iconico con i passamontagna e le cravatte rosse, le posture misurate e i movimenti calibrati, trasformano il palco in uno spazio simbolico più che spettacolare.
Alice Chiara alla chitarra ed Elettra Pizzale al basso, oltre all’intensità strumentale, portano quei codini immediatamente riconoscibili che diventano segno visivo distintivo, quasi un marchio identitario.
La band suona dimostrandosi affetto e mostrandolo al pubblico che risponde con partecipazione compatta: sguardi fissi, teste che seguono le traiettorie dei riff, mani che si alzano nei passaggi più segnati. Accusani chiede ai presenti se ricordano i titoli dei brani. C’è nostalgia ma anche pieno riconoscimento di una band che ha trasformato quel bagaglio così denso e istintivo in una forma contemporanea, più matura e stratificata.
Nella scaletta mancano alcuni brani storici, tra cui “Parlami per sempre” di cui pesa l’assenza, viene eseguita invece “Betty Tossica” dei primi Prozac+. In questo live si comprende che I Sick Tamburo attraversano ciò che sono stati, il palco diventa non solo luogo di ricordo, ma spazio di confronto con il proprio tempo. In un momento storico in cui molti progetti rock cercano scorciatoie linguistiche o contenutistiche, mantengono una coerenza insieme emotiva ed estetica lavorando su tensione, fragilità e verità ruvida, senza filtri
Setlist 1. Quando bevo 2. Forse è l'amore 3. Agnese non ci sta dentro 4. Ho perso i sogni 5. Mi gira sempre la testa 6. Meno male che ci sei tu 7. Sei il mio demone 8. Qualche volta anch'io sorrido 9. E so che sai che un giorno 10. Ho bisogno di parlarti 11. Non c'è pace 12. Il colore si perde 13. La fine della chemio 14. Silvia corre sola 15. Un giorno nuovo 16. Immagina se 17. Fino a farcela 18. La mia mano sola Encore: 19. Sangue e libertà 20. Betty Tossica (Prozac+ cover) 21. Quel Ragazzo Speciale 22. Il fiore per te 23. A.I.U.T.O
Articolo del
25/02/2026 -
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