|
C’erano più di cinquemila persone stipate nel Centrale del Tennis al Foro Italico a tributare un doveroso omaggio ai Deep Purple, uno dei gruppi storici dell’hard rock britannico, sopravvissuto a tutto e a tutti, nonostante i numerosi avvicendamenti al suo interno. ------------------------------Preceduti da un vibrante “set” dei Pretenders di Chrissie Hynde, sospinti da un pubblico composto non soltanto da quarantenni in vena di nostalgia, ma anche di giovani hard rockers assetati di radici heavy blues e di elucubrazioni chitarristiche a carattere epico, i Deep Purple non hanno deluso le attese. Con l’apporto del bravissimo Don Airey, ex John Hiseman’s Colosseum II e Whitesnake, alle tastiere (in sostituzione di Jon Lord) e potendo sempre contare sul genio di Steve Morse alla chitarra solista (ormai in grado di non far più rimpiangere Ritchie Blackmore), Ian Paice, alla batteria, Roger Glover al basso e Ian Gillan, leggendario “vocalist” della band, hanno aperto la loro esibizione nel modo più tradizionale possibile, “fedeli alla linea”, e in perfetta linea con il loro mito: una scatenata versione di “Highway Star” ha subito infiammato la platea e ha messo in chiaro le cose. Poi i vocalizzi di Gillan si sono intrecciati ai virtuosismi giocosi della chitarra di Steve Morse ed è andata avanti così, in un continuo sovrapporsi di passato e presente, dalla riproposizione di “Pictures Of Home” ad un brano come “Haunted” tratto dal nuovo album in preparazione, che uscirà alla fine di Agosto e che si intitolerà “Bottoms Up”. Siamo tutti ritornati adolescenti al momento di “Speed King” per poi fermarci estasiati all’ascolto delle mirabilie di una lunghissima versione di “Lazy”, altro caposaldo della band. Ancora un nuovo brano, “I Got Your Number”, per poi correre via a rotta di collo e in discesa sulle note di una “Perfect Strangers” da brividi, la migliore performance vocale di Gillan nella serata, comunque abile ed intelligente sia nel concedersi delle pause che nel proporre un repertorio adeguato. Si finisce con la gente in delirio, e felice, che ondeggia paurosamente al ritmo di “Smoke On The Water” e di “Space Trucking ”, prima del saluto finale di “Black Night”. Una notte di hard rock, quello vero, che attinge dal blues, una notte dai sapori forti, per chi non vuole arrendersi mai.
Articolo del
04/06/2003 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|