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Grande serata per il nuovo indie rock, un concerto che vede insieme nello spazio apposito ricavato all’interno della Festa dell’Unità delle Terme di Caracolla, due gruppi americani di fresca fama, che dimostrano dal vivo di meritare tutti i positivi riscontri che li hanno accompagnati fin qui.
Cominciano i Battles, una sorta di super band che si è formata nel 2002, e che nasce dall’unità di intenti nella ricerca di una nuova creatività musicale da parte di Ian Williams, giovane chitarrista di talento, di Tyonday Braxton, figlio del grande jazzista Anthony Braxton, di David Konopka, ex Lynx, e di John Stainer, ex Helmet ed ex Tomahawk di Mike Patton. Il gruppo presenta dal vivo le composizioni tutte strumentali che hanno reso grande un album come “Mirrored”, uscito per la Warp nel 2007. La band mescola sapientemente stili musicali diversi, dall’hard rock all’elettronica, passando per il funky e per l’improvvisazione tipica del free jazz. Passaggi armonici complessi, a tratti azzardati, che trovano poi una loro via d’uscita naturale in una fragorosa esplosione di suoni che entusiasma il numeroso pubblico presente. Brani come “Atlas”, “Tras” e “Tonto” non sono altro che delle lunghe suite musicali che si rifanno al vecchio rock progressivo ma lo arricchiscono di una nuova freschezza compositiva e della carica ribelle propria del rock and roll. E’ un po’ come se il tessuto ritmico degli ultimi King Crimson, la sperimentazione psichedelica dei Liars e l’elettro rock spumeggiante degli ZZ Top trovassero all’improvviso un momento d’incontro, variegato ed intrigante, altamente percussivo e bollente. Lo hanno definito math-rock per via di quelle esecuzioni molto precise, rigorose ed autosufficienti, non so se è proprio l’etiochetta migliore, ma è davvero un gran bel sentire!
Giusto il tempo di cambiare il palco, ed ecco entrare sulla scena gli attesi Gossip, guidati dall’incontenibile Beth Ditto, un vero talento, simpatica e brava, intelligente e fuori degli schemi, sexy e provocatoria, agile e disinvolta, malgrado una mole e una stazza fisica che a prima vista potrebbe far sembrare impensabile tutto questo! Lei, un fiume in piena, lei, Beth Ditto, una vera e propria forza della natura, è accompagnata sul palco da Brace Pain, alla chitarra e da Hannah Billie alla batteria, il trio che è il nucleo originario degli americani Gossip, nati nel 1999 in Arkansas, trasferitosi poi successivamente nell’Oregon. Una band che solo negli ultimi due anni, grazie ad un album fantastico come “Standing In The Way Of Control”, ha ottenuto il successo di pubblico e di critica che meritava. Il live act della band è tutto centrato sulla figura carismatica, eccentrica e ad alto potenziale energetico della Ditto, una giovane donna che non si limita solo a cantare, con una voce bellissima, eredità della tradizione soul e rhythm & blues della musica U.S.A., ma che è anche sempre impegnata in prima fila in tutte le battaglie femministe, in difesa dei diritti umani, per la libertà di espressione del movimento gay, ed in favore del matrimonio omosessuale, proprio in quella nazione dove il presidente Bush ha fatto approvare una legge che ne vieta qualsiasi possibilità. Si parte con una cover davvero brillante, quella di “Psycho Killer” dei Talking Heads di David Byrne, un pezzo che scalda subito i motori della band e che accende la voglia di ballare del pubblico, diventato nel frattempo ancora più numeroso. Si prosegue poi in un diluvio di suoni tambureggianti ed elettrici, di chiara ambientazione punk, con “Listen Up!” e con “Jealous Girls”, con Beth che non si risparmia, che danza in maniera frenetica, che ti regala gioia di vivere a tonnellate, che se ne frega di una sessualità stereotipata e finta, in base alla quale il mondo appartiene solo alle “alte e magre”, che si dona al pubblico festante, creando non pochi imbarazzi ai ragazzi della sicurezza, bravissimi però nel gestire il tutto sempre con un sorriso. Dopo essersi gettata fra la gente, Beth Ditto risale sul palco sudata e completamente stravolta. Ciò nonostante rifiuta ogni aiuto, può farcela da sola anzi - neanche fosse l’incarnazione femminile di Iggy Pop - si arrampica lungo i tubi Innocenti che sorreggono il palco e continua il suo show. Il finale è tutto dedicato all’esecuzione di una versione a dir poco esplosiva di “Standing In The Way Of Control”, in un misto di dance tribale, frenetica e trasgressiva, davvero molto liberatoria. Non potevamo chiedere di più, Beth Ditto è un dono, e la sua musica, il suo stile, il suo approccio alla vita vale per il movimento delle donne almeno quanto la lettura di tutti i racconti di Virginia Woolf, datemi retta!
Articolo del
11/07/2008 -
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