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Ascoltare i Tuxedomoon dal vivo a Villa Ada, esattamente sedici anni dopo lo splendido concerto del lontano 1992, è un qualcosa da non mancare, un appuntamento che conferisce pregio e valore a queste notti d’estate, che ti permette di far viaggiare la mente libera e lontana dalle diatribe quotidiane, dalle meschinità del mondo. La band si presenta al gran completo questa sera, disposta a festeggiare i trenta anni di attività artistica, riconosciamo allora Steve Brown, tastiere, voce, sax e clarino, Blaine L. Reininger, violino, chitarra e voce, Peter Principle, bassista e produttore musicale, e Luc Van Lieshout, il trombettista della band, l’ultimo arrivato in ordine di tempo. Il gruppo presenta dal vivo gran parte delle composizioni di “Vapour Trails”, il nuovo album, pubblicato dalla Crammed Records. Il disco è stato registrato ad Atene, in Grecia, dove adesso abita Blaine L. Reininger, grazie ad un metodo di lavoro definito post national style, un approccio che si serve delle nuove tecnologie per tenersi comunque in contatto e scambiarsi idee e basi musicali in tempo reale. Steven Brown infatti vive in Messico, mentre Peter Principle è tornato in America, a New York, e soltanto Luc Van Lieshout è rimasto a Bruxelles, per molti anni base europea del gruppo. Dopo poche note si capisce ben presto che la versione odierna dei Tuxedomoon sposta l’accento su una visione musicale più allargata e decisamente più matura, che si dedica alla rivisitazione di linguaggi antichi e moderni, che cantano la lingua dei diversi posti che il gruppo ha amato o ha visitato. Oltre che in inglese infatti, si sente cantare in spagnolo oppure in greco e brani come “Still Small Voice”, “I Will Make Time” e “Mucho Colores” si rivelano un vero incanto, grazie a quel quanto mai folle ma gustoso intreccio di suoni fra clarino, tromba e violino, tutti strumenti solisti che si rincorrono continuamente, si sovrappongono di frequente fino a determinare un’atmosfera drammatica e tesa, ma miracolosamente godibile. Anche la bellissima “Ship Of Fools”, che risale agli anni Ottanta, viene riproposta in una versione diversa, forse ancora più suggestiva, accompagnata da tutta una serie di immagini talvolta agghiaccianti che vengono proiettate sullo schermo. I Tuxedomoon ci ripropongono quel tipo di provocazioni che furono del Futurismo, le mescolano con il Situazionismo caro a quanti aderiscono e si celano dietro al nome dell’impalpabile Luther Blissett, e mescolano arti visive e competenze musicali ad una sorta di cabaret nero, romantico ed espressionista. Non si tratta di rock in senso classico, non lo è più, o forse non lo è mai stato, non è nemmeno new wave, andiamo oltre queste categorie, ci sono citazioni jazz piuttosto, mescolate alla musica etnica, a suoni celestiali, ad echi arcaici. E’ chiaro che il lungo soggiorno europeo ha modificato almeno in parte l’impostazione iniziale di questa straordinaria band, che ci regala una musicalità a tutto campo, che chiede solo di essere ascoltata e di continuare il viaggio dentro la sfera più intima di ciascuno di noi. Poco prima della fine i Tuxedomoon, specializzati in colonne sonore per film e installazioni artistiche varie, sorprendono tutti i presenti con una riedizione fantastica del classico “James Bond Theme”, una composizione struggente, che si avvale del suono di un sax straniato, bello e letale. Che dire, cosa aggiungere ancora, ci auguriamo tanti concerti così per il nostro prossimo futuro.
Articolo del
06/07/2008 -
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