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“I Believe In You Your Magic Is Real” è il terzo lavoro per Jona Bechtolt, un eroe della sperimentazione, un genio del contemporaneo, o semplicemente un ragazzetto che, dei suoi giorni, ha davvero capito tutto, prima e meglio degli altri. Stiamo parlando degli Yacht, progetto di punta della Marriage Records, etichetta di Portland, una tra le più sperimentali del momento. In Italia giungono ufficialmente per i primi di maggio in occasione del “Dissonanze Festival”, per poi concedere poche altre date nei piccoli club della penisola. Prima di sbarcare in Italia, il loro rodaggio è avvenuto condividendo il palco con Vampire Weekend, Dirty Projectors, Health, Crystal Castles, Lcd Soundsystem, Peaches, Mika Miko, Matt e Kim, e scambiando numerose collaborazioni con gli Architecture in Helsinki.
E’ soprattutto nel live che un gruppo sperimentale come gli Yacht supera la prova della critica. Quanti album “sintetizzati” abbiamo ascoltato durante questo intero anno? Così tanti che inducevano nausea, principalmente causata da quei cloni che spesso adombrano i pochi personaggi seri. Una marea di teneri virgulti che si accendono, si consumano velocemente, perché è, in fondo, internet a volere tale rapidità, ma che, da copione, si spengono, nei live, come i migliori automi artificiali in presenza dell’umano. Scritto, prodotto e interamente registrato da Jona, tra Portland e Parigi, “I Believe In You Your Magic Is Real” è, viceversa, un album camaleontico, inespugnabile, che può essere tutto: è hip pop, è punk, è pop; è un album da basso, chitarra, synth e che ama tanto le percussioni caraibiche quanto i software iper-tecnologici. E poi, perché non dire che a differenza dei tanti virgulti musicisti dalla puzza electro sotto il naso, il ragazzo in questione (oltretutto amichevole e ben disposto al dialogo dopo il concerto) ha, di recente, presentato vere e proprie opere di electronic pop, al MoMa, al Kitchen di New York e al Centre Pompidou di Parigi. Guarda tu le mode musicali dei born in ‘80s delle volte cosa riescono a fare! Ma di che genere parliamo di preciso? Precisamente Jona Bechtolt non regge un solo genere e, in fondo, dovrebbe essere proprio questo l’obiettivo di un buon musicista: non sposare un solo ascolto e non disprezzare le antinomie sonore. E sono queste le caratteristiche dell’album, un lavoro che si manifesta vivace tanto sul supporto materiale quanto sul palco dove prevale un sound che non si incanala mai freddamente in stili rigidamente “zampettanti” consentendo, così, agli Yacht di rinascere completamente. La voce di Claire L. Evans, fondamentale nel registro canoro, si alterna a quella di Jona conferendo maggiore elasticità al tutto. Insieme dimostrano bene come ci si integra fisicamente ai propri strumenti, in tale occasione immateriali e invisibili ma tanto reali da rendere l’intero contesto d’ascolto degno dei migliori performance-space.
L’album spezza le classiche convenzioni. Le tredici canzoni danno voce ad una composizione fresca e veloce, una struttura testuale elaborata ad hoc, allegra, pazzoide, ironica e cinica. “So Post All ‘Em” acchiappa in sordina e lentamente conduce alla traccia guida dell’album, il classicone per eccellenza “See A Penny (Pick It Up)”. Assolutamente goliardica e fantasiosa è “We Are Always Waiting”, distante anni luce da “Platinum” e “It’s All The Same Price” che sono, invece, marce corali pronte a sconfinare in vera e propria ipnosi electro. Molto buona la prova che forniscono con “Stay In A Bed”, valida dichiarazione indie e ritornello alla James Murphy. Lo spettacolo si sposta, poi, con “Drawing In The Dark” e “It’s Coming To Get You”, allucinazioni maggiormente sperimentali rispetto a quanto precede. Divagazioni psichedeliche, soffici per quanto costanti e regolari, arrivano con “If Music Could Cure All That Ails You”. La penultima traccia “Your Magic Is Real” si avvicina molto al grande sperimentalismo hip pop e alla predicazione folle del duo britannico Dan Le Sac Vs Scroobius Pip. L’album chiude in modo insospettabile con “Women Of The World”, pezzo inatteso che ci ricorda le capacità della band di incorporare inneschi punk ed elettronica con grande originalità. Insomma, eclettici ma non confusionari, mantengono bene per tutti i quarantacinque minuti di ascolto. Yacht è, in assoluto, tra le poche sorprese gradevoli dell’anno. “I Believe In You Your Magic Is Real” è un ottimo lavoro: altro che magia, sarà un sortilegio per chi, da qui a poco, ne seguirà le tracce.
Articolo del
20/05/2008 -
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