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Battles
Battles live @ Magazzini Generali - Milano, 6 maggio 2008
Milano
6/05/2008
di
Marco Jeannin
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Il concerto dei Battles è da ritenersi decisamente interessante per diversi motivi. Un album d’esordio più che positivo e un buonissimo strascico di critica. Il clima danzereccio che si prospetta poi stimola il corpo e la mente. Buonissimi presupposti che si scontrano con la location, bella quanto vuoi, ma decisamente angusta e dotata di una pessima acustica. La fila all’ingresso è decisamente nutrita, segno che la band ha un nutrito seguito e che la gente ha una certa aspettativa. L’ora è tarda quando i quattro di New York decidono di dare inizio al set. Ora, io non so come la pensiate voi o come siete abituati, certo è che a me stare ad aspettare ore per qualcuno che non si chiami Massive Attack o giù di li, fa girare le scatole in partenza. In ogni caso il pubblico inizia a scaldarsi. L’inizio è decisamente buono: un bell’impatto sonoro alternative in caratteristico “Battles style”. Forse un po’ confuso, ma siamo all’inizio. La risposta della gente non è invece quella che mi aspetto. Io per primo mi sento decisamente poco stimolato: quello che suonava bene su disco funziona poco dal vivo. L’attrazione principale sembra essere unicamente John Stanier che da dietro i tamburi si danna l’anima fino a far temere per la sua salute. Controtempo e sfuriate ritmiche sembrano l’unica anima di un insieme di suoni che faticano a reggersi in piedi. Otto, dieci minuti per ogni pezzo non significano necessariamente grande resa sonora, ma possono molto facilmente trasformarsi in un gran bell’esercizio di maniera. Niente da eccepire sull’abilità tecnica, ne hanno da vendere, ma la necessità di qualcosa di meno studiato e più caldo comincia a farsi sentire. E a quanto pare non sono l’unico a pensarla in questo modo, visto che tutti intorno a me hanno un’espressione che varia dal deluso all’annoiato. C’è chi canticchia qui e la dove possibile (“Atlas”) e chi accenna un paio di movimenti nei momenti più ballabili (“Tonto”), sotto gli occhi disturbati di chi invece non vorrebbe cedere nemmeno un centimetro del suo piccolo cerchio vitale. L’oretta e poco più passa anche abbastanza lentamente, i pezzi in scaletta non sono più di una decina e non mi dilungo troppo sul rientro della band dopo la piccola pausa di rito, scialba come poche quest’anno. Mi fermo anche dopo la fine del concerto, si parla con chi capita e sembra che la sensazione sia quella di un grandissimo fuoco di paglia. Che “Mirrored” sia un album decisamente valido è fuori discussione, eppure una grande band si distingue dalla mediocrità anche per la capacità di sapersi trasmettere dal vivo in modo convincente. Non è quello che i Battles hanno fatto vedere e sinceramente non me lo aspettavo. Anche per questo l’amarezza cresce. Non serve cercare scuse nell’acustica degna di un gabinetto: l’unica nota positiva sono i 12 euro e rotti del biglietto.
Articolo del
15/05/2008 -
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