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Il dubbio, sabato, a inizio serata, era fra due possibili concerti. O i Kooks, impegnati in un classico set ai Magazzini Generali per presentare l’ultimo album “Konk”. Oppure My Brightest Diamond, progetto della polistrumentista newyorchese di adozione Sarah Worden, in un suggestivo house concert in occasione della prossima uscita del secondo album “A Thousand Shark’s Teeth”. Alla fine, complice anche il tutto esaurito dei Kooks, mi sono convinto che l’house concert potesse essere una situazione diversa ed interessante. E, in effetti, la prima impressione è stata più che positiva. La casa dove si è tenuto il set era davvero notevole ed offriva un’atmosfera assolutamente suggestiva. Il bancone di vino e cibarie poteva essere sfruttato senza alcun limite. E di gente ce n’era parecchia. Poi, una sconsiderata pausa sigaretta ci ha fatto perdere i posti vicino al palco e ci ha obbligato un po' nelle retrovie, proprio mentre la Worden saliva sul palco. E qui, l’iniziale magia della serata è venuta meno. Un po' perchè la location ha penalizzato chi non era nelle primissime file e, fra stipiti ed anticamere, non ha offerto a tutti né la visuale del palco né l’acustica migliore. Un po' perchè il pubblico, forse in parte attratto dall’evento particolare più che dalla musica, è stato un pò troppo rumoroso. E un po', però, anche per la musica. Non che la Worden non sia una buona musicista. Sta abbastanza bene sul palco, chiacchiera e scherza parecchio, riuscendo a coinvolgere almeno parte del pubblico. E non suona affatto male, accompagnando le notevoli variazioni della sua voce alla chitarra elettrica e qua e là inserendo altri stacchi e basi essenziali. Il problema della sua musica è che, almeno in versione solo, è poco energica e troppo intimista. Non brutta. Semplicemente poco adatta, forse, per iniziare un sabato sera con amici.
Articolo del
23/04/2008 -
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