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Finalmente tornano ad esibirsi in Italia gli Eels, la rock band americana guidata dal genio creativo e dalla personalità di Mark Oliver Everett, meglio noto come Mr. E., eccellente musicista e ancor più valido songwriter nato in Virginia ma residente a Los Angeles. La band alterna esibizioni prettamente acustiche, come quella immortalata due anni fa su “Live At Town Hall” a concerti heavy rock, molto elettrici e piuttosto duri. In quel caso Mr E. si fa accompagnare da una band di almeno quattro elementi, non è così questa sera, dove il solo Puddin è presente sulla scena e si alterna con lui al piano, alla chitarra acustica, alla chitarra elettrica e alla batteria. Il concerto è preceduto da un documentario forse un po’ troppo lungo ma senz’altro interessante che in pratica ci fornisce una esauriente biografia di Mr E. partendo dal suo rapporto con il padre, il noto fisico Hugh Everett III, scopritore della meccanica quantistica. Gli studi del padre, le sue carte, raccolte e custodite con cura dopo la morte proprio dallo stesso Mark Oliver, che aveva smesso di andare a scuola a soli 14 anni d’età (impossibilitato come era a reggere il confronto con tale genio), una sorella che soffre di gravi disturbi psichici, ha problemi con la legge e poi muore suicida, la madre che è mala ta di cancro e muore poco dopo la morte della sorella, ritraggono uno scenario dolente dal quale Mr E. cerca una via d’uscita, un riscatto, proprio attraverso la musica, talvolta ironica, trasgressiva e liberatoria, in altre occasioni decisamente più sofferta. Intorno alle 22,00 gli Eels salgono sul palco e ci offrono un set ben calibrato ed esaltante, fatto di brani tratti da “Blinking Lights And The Other Revelations”, l’ultimo cd in studio prima del “Live With Strings”, e da una rivisitazione in chiave lo-fi dei loro maggiori successi. Ascoltiamo allora, intervallati da gustosi scambi di battute con il numeroso pubblico presente in sala, brani come “Blinking Lights”, “Novocaine For The Soul”, “Poor Side Of Town" e “My Beloved Monster”, inserita anche nella colonna sonora di “Shrek”. Quello che sorprende - oltre al talento musicale dei due musicisti - è la loro capacità di cambiare rapidamente registro e di passare da un rock and roll percussivo ed altamente ritmico a soluzioni armoniche più intense e profonde, che scavano nell’animo di chi ascolta e che riflettono il male di vivere ed il disagio di chi le ha scritte. E’ il caso di “Bus Stop Boxer”, una ballata per piano e voce da brividi, tratta da “Souljacker”, l’album più oscuro di tutta la produzione Eels, o anche della struggente “It’s A Motherfucker”, che era stata censurata negli U.S.A. al momento della sua pubblicazione. Ma subito dopo ecco che arriva l’hard rock elettrico e travolgente di “Good Times Bad Times” una cover dei Led Zeppelin, una vera e propria sorpresa, che spezza con un fragore settantina l’atmosfera intima, confidenziale, quasi da crooner che Mr E. aveva instaurato questa sera all’Auditorium. A distanza di tanti anni dal periodo grunge e post rock che ne aveva caratterizzato le origini, Mr E. continua a rivisitare la parte migliore della tradizione musicale americana, ad attingere a piene mani dal folk, dal rhythm & blues e dal rock duro, talvolta spinto all’eccesso, fino a costituire l’altra faccia del lato malinconico e sofferente di Mark Oliver, un beautiful freak che anche questa sera ha lasciato il segno!
Articolo del
11/03/2008 -
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