|
Sto cercando il modo migliore e meno volgare di mettere per iscritto le sensazioni, positive e negative, di una serata particolarmente interessante e assolutamente godibile. Il mio malumore scaturisce non certo dalla performance di Mr. E e socio, sulla quale ci sono mille cose da dire e sicuramente tutte positive. Il fastidio è grande perché è grande l’idiozia e la stupidità. La stupidità di non capire l’importanza di un gesto o di un argomento, di reagire come un branco di capre più attratte dalle luci che dalle parole. L’inizio del concerto, più o meno verso le nove, coincide con la proiezione del documentario realizzato da Mark Oliver Everett, incentrato sulla figura del padre, incredibile scienziato scopritore di teorie rivoluzionarie, morto suicida tempo addietro. Il documentario dura un’oretta circa, completamente in inglese. Questo a quanto pare basta e avanza per far partire fischi e commenti più adatti ad una bocciofila che ad una sala del conservatorio di Milano. Evidentemente qualcuno ha lasciato la testa a casa, evidentemente una storia così personale (tanto da essere, perché no, motivo dell’essere stesso degli Eels e di questo tour), è troppo per dei cerebrolesi. Per quanto mi riguarda me la godo fino in fondo, e mi preparo per uno show che, fin dalle prime battute, giustifica il sold out. Mr. E è un personaggio. Dialoga con una voice over e si prende in giro. Imbastisce una serata fatta di musica, letture della sua autobiografia e intermezzi comici alla sua maniera dove intrattiene gustosamente tutti i presenti. Due persone sul palco eppure bastano e avanzano. Il repertorio è completo, preso, rivisitato e arricchito da una cover di Good Times, Bad Times dei Led Zeppelin. C’è tutto, e anche di più, ripercorrendo la tracklist del recente Meet The Eels - Essential Eels non mancano i pezzi che contano e nemmeno quelli meno noti. I due si scambiano le posizioni al piano e alla batteria senza interrompere il flusso della musica, una chicca che manda in visibilio il pubblico pagante, ampiamente soddisfatto in ogni ordine di posto. Se basta un numero del genere per far gridare al miracolo stiamo freschi. Eppure funziona alla grande. Andiamo avanti fino a tarda serata, il concerto volge al termine e c’è abbastanza carica da far uscire il duo in tuta da meccanico per un paio di pezzi aggiuntivi, ciliegine su una serata decisamente ben riuscita, due ore di rock genuinamente positivo e coinvolgente, di intrattenimento e cultura. Uno show personale, particolarmente sentito da Everett, vissuto e preparato nel dettaglio. Termina tutto e le luci si accendono. Mi avvio verso l’esterno con qualche riflessione in testa. Penso alla strada fatta dalla band fino ad oggi, dal lontano 1996 alla notorietà odierna. Penso che se la meritano tutta questa notorietà, costruita su di una musica contagiosamente entusiasta, ma che nasce da parole tristi. Penso che se riescono a farmi, a farci pensare non c’è che da inchinarsi e fare i complimenti. Penso che mi sono davvero divertito ed è stata una vera fortuna avere chi è riuscito a trovare un biglietto anche per me. E allora giù il cappello e alla prossima.
Articolo del
10/03/2008 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|