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Era un appuntamento da non mancare e, dopo tanto tempo, il semplice fatto di rivedere la figura di Justin Sullivan, e tornare ad ascoltare le canzoni dei New Model Army, contribuisce a riconciliarci con il mondo, e con la musica, appassionata ed essenziale, così come deve essere. Un “set” molto energetico e ritmato quello offerto dalla band, un trio acustico completato da Dean White, seconda chitarra e tastiere, e da Michael Dean, alla batteria. -------------------“Take Me, If You Can” canta Justin in avvio di serata, con fierezza e in splendida solitudine, quasi volesse testimoniare l’orgoglioso isolamento di chi basta a se stesso, e da sempre rifiuta compromessi di qualsiasi tipo, sia sul piano artistico che personale. Pian piano poi si aggiungono gli altri del gruppo e quando finalmente la “line-up” è al completo Justin si rivolge al numeroso pubblico che si è radunato al BlackOut e confessa il suo disagio nel fare musica in un momento come questo sulla scena internazionale. Immediatamente dopo parte una riedizione di “Masters Of War”, il capolavoro di Bob Dylan del 1963, dedicata ai “signori della guerra” eseguita con tanta cattiveria e capacità corrosiva da far invidia all’autore, e accompagnata da note minacciose, lente e tambureggianti. Seguono poi canzoni più delicate, molto ispirate e sognanti, brani come “Twilight Home” e “Ocean Rising” tratti da “ Navigating By The Stars”, il nuovo album solo di Justin, che dichiara apertamente il suo amore per il mare, punto di contatto ideale fra Dio e la Natura. E ancora “You Want Me” contro lo strapotere dei mass media, eseguita dopo un pressante invito a non credere mai a quello che appare in Tv. Sul finire i New Model Army ci regalano le esecuzioni di quelle che restano come pietre miliari nella storia del gruppo, canzoni come “ Family Life”, “ All Of This”, “Vagabonds” e “Purity” , a cui si aggiunge una “cover” acustica di “Gimme Shelter”, di certo una delle canzoni più belle dei Rolling Stones. Ma la vetta più alta delle due ore di concerto de “l’esercito di nuovo tipo” viene raggiunta senza dubbio al momento della riproposta di “Green And Grey”, una ballata acustica autobiografica, accompagnata a gran voce da un pubblico affezionato e partecipe come mai. Capita raramente, davvero, e questo Justin lo sa. Il suo saluto di buona fortuna, il suo commiato, viene dal cuore, quello di un artista libero che ha fatto dell’integrità e dell’impegno il suo manifesto musicale, e ha preso in prestito dal punk rock tutta l’energia necessaria per comunicare se stesso in musica.
Articolo del
24/03/2003 -
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