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“Questa è la nostra unica data italiana... faremo del nostro meglio...” Un’introduzione secca e decisa. Robert Turner dà il via ad uno spettacolo di due ore che i Black Rebel Motorcycle Club vomitano sul pubblico del Rolling Stone. Un set iniziato alle nove e mezza precise, anticipato dalla performance trascurabile degli italianissimi Merci Miss Monroe, accompagnati da parenti e amici. I Black Rebel sanno stare sul palco, non c’è che dire. Un teschio e due pistoni campeggiano sullo sfondo scarno del palco. Luci rosse, fasci bianchi ad altezza uomo e tanto fumo mettono in risalto lo skyline della band, un’atmosfera decisamente retrò... Turner e Hayes sono lì davanti, scalpitano e si alternano al basso e alla chitarra. Solo Jago alla batteria sembra restare impassibile, fuori dal mondo e da quello che succede, compiendo il suo dovere e non profferendo parola alcuna. Inizia un set interminabile fatto di dilatazioni e cambi di ritmo, momenti noise, quasi stoner, alternati a ballate armoniche e rock grezzo. Si parte subito con il botto: Berlin e Weapon Of Choice, i due singoli tratti dall’ultimo album Baby 81, fanno da apripista, seguiti da Took Out A Loan e 666 Conducer. Un flusso sonoro energico, incontenibile, tanto sudore nelle prime file e on stage. Hayes ha personalità e lo si vede, per come si muove, per quello che non dice (la comunicazione con il pubblico è cosa riservata al più pulito Turner) e per quello che fa sentire. E sta tutta in questo sound vintage la potenza dei Black Rebel, una fusione di generi che danno vita ad una combustione esplosiva, ruvida. La gentaglia sotto al palco si scatena al richiamo di Spread Your Love e soprattutto di Whatever Happened To My Rock ‘n Roll, tanto da trasformare i timidi accenni di pogo dell’inizio in puro coinvolgimento fisico, quello che lascia i lividi, quello che fa surfare sul palco la gente. Turner e Hayes si danno il cambio, soli di fronte al pubblico nella parentesi acustica, eco di Howl, per poi ritrovarsi insieme per la conclusione, una seconda uscita che conta 4 pezzi e lascia di stucco tutti i presenti. La sensazione è quella che ogni canzone possa essere l’ultima, perché ogni pezzo sembra essere la ciliegina sulla torta, quella del gran finale. Non credo fosse possibile prevedere un concerto di questo livello. La sorpresa rende il tutto ancora più interessante e diciamo la verità... bello. Bello per la forza messa dalla band e per la risposta della gente accorsa a riempire il piccolo Rolling Stone. Bello perché è il concerto che non ti aspetti e ti dà più di quanto chiedi. Bello perché quando ne esci completamente sudato e carico, ti viene voglia di comprare la t-shirt e ascoltare ancora il disco che hai in auto nel ritorno a casa, anche se le orecchie fischiano e la schiena fa male. Cosa si deve chiedere di più da un concerto?
Articolo del
06/12/2007 -
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