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Andare ad ascoltare un concerto dei New Model Army significa mettersi di nuovo a contatto con le proprie radici musicali e ritrovare - nel post punk battagliero e militante del gruppo guidato dal leggendario Justin Sullivan - le motivazioni genuine di una volta, quando sulla scia dei Clash di Joe Strummer, punk e denuncia sociale camminavano insieme e si battevano per una giusta causa. La band torna questa sera a Roma con una line up che è più o meno quella degli ultimi anni, e che prevede, accanto a Sullivan, Dean White, alla chitarra, Marshall Gill alla chitarra ritmica, Nelson al basso e Micheal Dean, alla batteria. Formatisi nei primi anni Ottanta a Bradford, nello Yorkshire, proprio nella regione dei Sudditi, là dove pulsa il cuore della working class inglese più politicizzata, i New Model Army hanno alle spalle oltre venti anni di attività e possono contare su una produzione discografica davvero vasta, recentemente arricchita dal successo di un album come “Eight” del 2000 e dalla recente uscita del discreto “High” del 2007. La carica ribelle del gruppo parte dalla scelta del nome, New Model Army, l’esercito popolare fondato da Olver Cromwell nel 1600 per opporsi alla tirannia della monarchia inglese. Ben poco è cambiato rispetto ad allora, lo si capisce nell’ascoltare i testi delle canzoni della band, se ne ottiene una conferma però anche nel trovarsi di fronte la figura di Justin Sullivan, che sembra un uomo di una volta, un bucaniere senza paura, che porta su di sé i segni della rivolta (ha gli incisivi spaccati, in seguito ad una carica della polizia durante una manifestazione a favore dello sciopero dei minatori). Il live act di questa sera risente molto di quelle influenze punk e combat rock che caratterizzano da sempre la band, ma non mancano episodi acustici importanti, che trovano origine in quelle radici popolari, prettamente folk, che convivono con le sferzate elettriche nel repertorio della band. Il pubblico (non molto numeroso, a dire il vero) è in prevalenza composto da adult punks, quei ragazzi di allora che non hanno perso né il gusto né il sapore di quei giorni di contestazione e di lotta, quando le canzoni dei New Model Army erano la colonna sonora di un’intera stagione. Proprio per questo accoglie con una certa freddezza le nuove composizioni ed è pronto ad infiammarsi invece al momento dell’esecuzione di brani come "Purity”, “225” e “Wonderful Way To Go”, brani aspri, di denuncia sociale (migrazione, disoccupazione e povertà) che portano alla memoria quel passato glorioso, così ricco di suoni epici ed appassionati che davano al punk una valenza diversa da quella del ribellismo individualista ed anarcoide dei primi Sex Pistols o dei Damned. Mancano forse nella song list di questa sera, perle come “Stupid Questions”, “I Love The World” e “Green And Grey”, ma non possiamo chiedere ai New Model Army una sorta di greatest hits ad ogni esibizione, quindi va bene anche così! Una fiammata di punk rock essenziale e melodico, motivato e pulsante, che accende i cuori e chiarifica la mente, spinta come è - in tempi come questi - “ai confini della ragione”, come canta Sullivan, personaggio epico, fiero e dalla musicalità sincera e forte!!!
Articolo del
30/10/2007 -
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