|
Era la prima volta che si esibiva dal vivo in Italia, eppoi non era mai stata a Roma, neanche come turista, lei Joanna Newsom, giovane artista americana di Nevada City, California, arrivata al successo internazionale a soli venticinque anni d’età, grazie alla pubblicazione di “Ys”, il suo secondo album, un disco molto bello, giustamente acclamato da pubblico e critica. Difficile quindi nascondere un po’ di emozione davanti ad una platea tanto numerosa e piuttosto calda come quella che riempe il Circolo degli Artisti questa sera. Allora Joanna pensa bene di nascondersi dietro al suo strumento, un’arpa gigantesca, al cospetto della quale lei sembra ancora più esile e fragile. Ma non è così. Bastano pochi minuti infatti per capire che ci troviamo di fronte ad una musicista vera, preparata e sensibile, che cura con estrema attenzione i dettagli di ogni sua composizione. Joanna è accompagnata da una band che comprende una violinista, un chitarrista acustico, e una sezione ritmica di tutto rispetto. Presenta dal vivo i brani tratti dal nuovo album, più qualcosa di inedito che inciderà su disco in un futuro quanto mai prossimo. Sorprendono la delicatezza dei suoni, il candore quasi adolescenziale della voce e la raffinatezza di composizioni come “Emily”, un brano dedicato alla sorella, che è astrofisica, o come “Monkey & Bear”, una storia d’amore improbabile fra un orso ed una scimmia. Non si tratta in realtà di semplici canzoni pop, ogni pezzo infatti sembra in realtà una suite per orchestra, rivisitata da una ambientazione indie pop. In quel suo riuscire a mescolare così bene temi musicali tipicamente classici con arrangiamenti propri del rock (non a caso il nuovo disco è prodotto da Steve Albini) è possibile trovare la formula neanche troppo segreta di tanto successo. La grazia della sua impostazione vocale si mescola al mistero che scaturisce dai suoni di quell’arpa, pizzicata con uno stile diverso da quello classico. Quando poi ascoltiamo le note e la tonalità vocale con cui Joanna interpreta “Sawdust And Diamonds”, il paragone con Kate Bush, è immediato e irrimandabile. Ma Joanna si muove in un contesto diverso, è reduce da un tour con Devendra Banhart, ha collaborato con i Vetiver e con Vashti Bunyan, un nome sacro del primo indie folk e si trova perfettamente a suo agio ogni qual volta che condisce la sua musica con fraseggi tipicamente folk misti a soluzioni liriche, a citazioni orientali ed esotiche e a spruzzi di avanguardia. Il concerto fluisce con naturalezza all’interno di una musicalità che talvolta diventa liquida, rarefatta e sognante. Viene da chiudere gli occhi e viaggiare con la mente, ma quando il rischio di un approccio new age diventa troppo alto, Joanna si ferma in tempo, è capace di fare un passo indietro e tornare a quelle sonorità underground che sono le sue radici.
(la foto di Joanna Newsom in concerto che accompagna l'articolo è dello stesso autore Giancarlo De Chirico)
Articolo del
26/09/2007 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|