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Un pò come in "Almost Famous" di Cameron Crowe. Nel film un liceale viene mandato dalla rivista Rolling Stone in tourneè con la sua band preferita, gli Stillwater, per scrivere un pezzo su di loro. Il ragazzino passa così alcune settimane sul pullman della band fra concerti, ubriacature (non sue), groupies, overdose (anche questi non suoi) e tanta tanta strada. Ecco, io con i Ministri, con tre articoli in pochi mesi, sto facendo un pò la stessa cosa. Con ovviamente delle differenze. Primo, non andiamo in tour insieme. Sono io che vado a qualche loro concerto. Secondo, non condivido con loro le groupies. E terzo, se potessi scegliere la band dei miei sogni con cui andare in giro, magari sceglierei prima i Radiohead. Quindi, se mi trovo a scrivere ancora di loro, il merito è tutto della capacità di reinventarsi che hanno dimostrato sul palco delle Scimmie. In questo locale storico i Ministri si sono presentati -arricchiti da un quarto elemento - in versione quasi del tutto acustica. Oltre alla batteria (inevitabilmente un po’ sacrificata) di Michele Esposito, al basso acustico di Davide Autelitano ed alla chitarra elettrica di Federico Dragonga, il gruppo milanese è stato accompagnato alla chitarra acustica, all’armonica a bocca ed all’organo da Effe Punto. Dopo un inizio "istituzionale" con una non troppo stravolta "La mia giornata che tace", i Ministri si sono divertiti da un lato a proporre tutti i loro pezzi più lenti che difficilmente eseguono dal vivo, come “Le mie notti sono migliori dei vostri giorni”, e dall’altro a reinterpretare e raddolcire in maniera originalissima le loro canzoni più aggressive. Si è passati così da una versione arpeggiata - quasi nello stile dei Radiohead di "Street Spirit (Fade Out)" - di "Non mi conviene puntare in alto" ad una rivisitazione reggae de "Il sangue dal naso". Senza poi citare tutte le più o meno piccole variazioni negli arrangiamenti e, ovviamente, senza citare il valore aggiunto dato a quasi tutti i pezzi dalla chitarra acustica e soprattutto dall'armonica a bocca e dall'organo suonati dal quarto Ministro. Quarto Ministro che fra l’altro ha raccolto davvero parecchi applausi. Tanti da "indispettire" scherzosamente i veri Ministri, che sugli applausi a Effe Punto hanno costruito più di una gag. E alla fine, dopo aver presentato, per la prima volta dal vivo, un nuovo pezzo ancora senza titolo ed aver lasciato ad Effe Punto il microfono per cantare il suo singolo d’esordio di prossima uscita, i Ministri hanno concluso il set con “Abituarsi alla fine”. Ed è stata ancora una volta l'armonica a bocca a rendere quasi d'atmosfera (e comunque bello) questo pezzo solitamente molto energico. Ma questa volta era così. E non a caso, fra il numeroso pubblico, erano presenti - per la prima volta - anche i genitori dei tre componenti della band. Sapendo che, in un locale così, in un'atmosfera così, ci sarebbe stato spazio solo per la buona (e più tranquilla del solito) musica.
Articolo del
30/06/2007 -
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