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Il contesto a volte in un concerto può fare tutta la differenza possibile. E per un gruppo come i Ministri, un gruppo che fa rock e che (come canta il bassista Davide Auteliano ne “I soldi sono finiti”) ce l’ha con la gente che sta nei vari uffici e “attende la sera per spendere”, suonare di fronte a tanti figli dei licei S. Carlo e Zaccaria di Milano, ovvero a molti di quelle persone che negli uffici già ci stanno o ci saranno presto e che comunque, di sera o di pomeriggio, di soldi ne spendono parecchi, non deve essere semplicissimo. In tutto il pubblico sono al massimo una ventina le persone che i Ministri li conoscono e moltissimi sono invece quelle che, piuttosto che ascoltare la loro musica, preferirebbero che il deejay facesse partire Maracaibo o gli Scissor Sisters. Così, all’inizio del set, per rompere l’inevitabile diffidenza iniziale e per assecondare le richieste degli organizzatori della serata, il trio milanese ha proposto numerose cover, fra cui “Are You Gonna Be My Girl” dei Jet e “Mio fratello è figlio unico” di Rino Gaetano. In questa prima parte del set è emersa, oltre alla grande energia che contraddistingue gran parte della produzione della band, anche una notevole dose di ironia, sia negli intermezzi parlati fra un pezzo e l’altro (e in particolare nelle giustificazioni a qualche errore dovuto alla precipitosa preparazione di così tante cover), sia nell’originalità delle interpretazioni di alcune delle canzoni proposte, come ad esempio una versione lenta e arpeggiata di “Basket Case” dei Green Day (introdotta da un “pomiciate maledetti”) ed una invece più aggressiva e distorta di “I Will Survive” di Gloria Gaynour. E proprio con l’ironia, accogliendo anche sul palco alcuni più o meno solitari e più che meno alticci invasori, i Ministri sono riusciti, gradualmente, a coinvolgere e conquistare quasi tutti i presenti. Alla fine, per chiudere la serata dopo un’ora abbondante di cover intervallate solo da “non mi conviene puntare in alto”, il chitarrista Federico Dragogna ha iniziato a suonare la traccia che conclude il loro album, “Abituarsi alla fine”. Gran parte del pubblico però non voleva davvero abituarsi alla fine del concerto. E così sono arrivati i bis. I Ministri, che evidentemente (e giustamente) non vedevano l’ora di poter suonare la loro musica, hanno proposto in rapida successione e con ancora maggiore energia “La sacra quiete della sera”, “La mia giornata che tace” e “Lo sporco della Grecia”. Inutile dire quale sia stato il quarto d’ora più intenso e coinvolgente - o, in una parola, migliore - del set.
Articolo del
06/06/2007 -
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