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Dal vivo, di un gruppo o di un artista, si possono apprezzare la musica e la presenza scenica. Degli Art Brut, dal vivo, si apprezza soprattutto la presenza scenica. Già se stessero immobili sul palco i cinque componenti della band formata a Londra 4 anni fa attirerebbero e non poco l'attenzione. Freddy Feedback, la bassista, è apparentemente abbastanza normale. Ma poi ci sono gli altri quattro. Mikey B, in piedi alla batteria, ha la faccia a metà fra quella del bravo ragazzo che tutte le nonne vorrebbero avere come nipote e quella di un impasticcato che passa da un rave all'altro di Berlino. Ian Catskilkin, il chitarrista solista, sembra uscito da un film sugli anni '80 (o più semplicemente da un film sui Robert Smith dei Cure). Jasper Future, l’altro chitarrista, oltre a un imbarazzante maglietta di Shakira, ha l’aria da pazzo con gli occhi perennemente persi nel vuoto. E Eddie Argos, il cantante, oltre a dimostrare 40 anni dal basso dei suoi 27, meriterebbe una pagina solo per sè. Ma in più, gli Art Brut, sul palco, non stanno per niente fermi e, oltre a suonare e cantare, fanno parecchie altre cose. Mentre i due chitarristi si inseguono molestandosi con schiaffetti e lanciandosi addosso persino le aste dei microfoni, Eddie Argos fa di tutto per rendere davvero particolare il concerto. Abbozza alcune (a dire il vero non troppo riuscite) flessioni. Salta il cavo del microfono come neanche Mohammed Alì ai tempi d’oro. Si butta in mezzo al pubblico senza microfono a urlare i ritornelli vagando per il Transilvania. Improvvisa alcuni ridicoli balletti da boy band sulla conclusiva “Good Weekend”. E interrompe a metà forse il loro pezzo migliore, “Emily Kane”, per fare uno sproloquio invitando tutti a dimenticare le ex ragazze e gli ex ragazzi e a guardare in avanti. Facile quindi, in tutto questo, che la musica passi un po’ in secondo piano. Anche perché, a dire il vero, la musica è forse un po’ ripetitiva e non offre momenti molto migliori e significativi di altri in un set comunque complessivamente buono. Il sound di questa band infatti, molto riconoscibile e collocabile a metà fra il parlato dei Blur di Parklife e influenze di gruppi più come i Libertines, tende un po’ a ripercorrere sempre le stesse strutture, con strofe quasi chiacchierate e ritornelli più rapidi e carichi. Così, fra le varie follie di Argos, si passa rapidamente attraverso i pezzi dell’album d’esordio “Bang Bang Rock & Roll” come “Moving To L.A.”, “Modern Art” e “My Little Brother”, fino al nuovo singolo “Direct Hit” che anticipa l’imminente uscita del loro secondo lavoro intitolato “It’s A Bit Complicated”, e altre nuove tracce come “Pump Up The Volume”, che ha aperto il set, e la molto bella “Post Soothing Out”. Ma alla fine, quello che rimane, sono soprattutto le varie follie di Argos.
Articolo del
03/06/2007 -
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