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Poco meno di un anno fa, quando vennero per la prima volta a suonare in Italia, i londinesi Horrors erano degli illustri sconosciuti, seguiti unicamente da uno striminzito nugolo di fanatici di Myspace. E quelle (tre) date italiane furono viste dai proverbiali quattro gatti. L’altra sera il loro ritorno a Roma è stato invece a dir poco trionfale: l’eco della loro strabordante popolarità nel Regno Unito – dove l’album d’esordio “Strange House” è uno dei più venduti del momento – è approdata anche da noi, e Faris Badwan e i suoi accoliti hanno potuto esibirsi in una sala del Circolo stipata e ad un passo dal sold-out. Anche se – nota bene – si è trattato di un pubblico modaiolo e darkettone – come modaioli e darkettoni sono gli stessi Horrors – più “teen” che universitario e mediamente parecchio ben disposto fin dall’inizio dei procedimenti. Chi considera gli “orribili” Horrors un gruppo prefabbricato a tavolino, a nostro avviso sbaglia: certi particolari (l’immagine, il sound dai riferimenti ovvi per chi ascolta musica da qualche annetto, lo “stage-act”) gli inglesi imparano a curarli fin da quando sono al kindergarten. E poi agli Horrors va riconosciuto almeno un pregio, quello di essersi messi a operare in un ambito (fusione di garage-punk e dark sound) di cui in questo momento storico si occupano proprio solo loro: vi si trovano i Sonics come i Birthday Party, Peter Murphy come i Barbarians, i Pistols come i Fuzztones, un frullato che talora dà luogo a dei veri e propri aborti ma che quando funziona risulta essere brillante anzichenò. Poi – certo – di pecche se ne possono trovare a bizzeffe: “Strange House” contiene solo due/tre pezzi che compositivamente raggiungono la sufficienza, e una cronica mancanza di “fuoco” rende le canzoni eccessivamente (e gratuitamente) caotiche. Sì, la loro immaturità è lampante, ma non dimentichiamoci che appena undici mesi fa questi cinque ragazzi di Southend suonavano di fronte a quindici persone per volta… Visti dal vivo gli Horrors sono grotteschi, eccessivi, e a tratti anche (molto) divertenti. Il cantante Faris Badwan (che arriva avvolto in un mantello color porpora in stile Screamin’ Jay Hawkins) e il chitarrista Joshua Von Grimm sfoggiano un taglio di capelli alla Robert Smith, mentre il tastierista Spider Webb e il bassista Tomethy Furse devono avere mostrato al barbiere qualche foto di Brian Jones o tratta dal libretto che accompagna “Nuggets”. Il batterista (tal Coffin Joe) invece pare l’emblema dell’indecisione, con un taglio a mezza strada che non è né carne né pesce. Danno il via alle danze con un’irriconoscibile cover di “No Love Lost” dei Warsaw (la band pre-Joy Division), poi si sparano subito, uno dopo l’altro, i pezzi forti del disco: “Count In Fives” – tributo neanche troppo mascherato ai “nuggettiani” Count Five che ricorda il Nick Cave di “Deanna” -, “She Is The New Thing” – un riuscitissimo garage-punk à la “Nuggets” che a opinione di chi scrive è il vertice di “Strange House” –, il primo singolo “Death At The Chapel”, anch’esso sul versante più garage con una bella linea vocale che pare presa dal songbook di Pete Doherty & Carl Barat. Segue una fase più convulsa, più confusa e anche più noiosa del concerto, con il frontman Faris che si prodiga in provocazioni ginnico-spettacolari già viste miliardi di volte (Iggy e Lux Interior, per far solo due esempi) e con gli Horrors che in generale la buttano – come si dice a Roma – “in caciara”. D’altro canto, a parte “Jack The Ripper” – peraltro in una versione sconclusionatissima – sono rimasti solo i pezzi sub-standard; Faris fa alternatamente il Peter Murphy e il Nick Cave della situazione, si inerpica sulle casse mentre il resto della band copre la mancanza di idee con il feedback e con le vampate di Farfisa. E si arriva all’ultimo brano, il singolo “Gloves” con un Farris ormai esausto e declamante che di fronte ai veneranti fans incravattati e/o darkeggianti, conclude i 50 minuti (da contratto) di concerto con il lacerante grido: “…and I can’t stand it anymore…!!!!” E in fondo a quel punto neanche noi ne sopportiamo ancora, avendo gli Horrors dato il meglio in apertura. Però proprio orripilanti gli Horrors non sono stati. Grezzi. Acerbi. Sfocati. Senz’altro. Ma hanno avuto una pensata, di garage-punk futuristico da III° millennio, che non è affatto da buttare nel secchio, e che sarà meglio non sottovalutare. A scanso di sorprese.
(si ringrazia Giancarlo De Chirico per la fotografia degli Horrors in concerto @ Circolo degli Artisti, da lui gentilmente concessa)
Articolo del
06/05/2007 -
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