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Ritrovarci davanti a Jonathan Richman, ancora una volta, dopo tanto tempo, è come ritrovare un vecchio amico. L’archivio musicale installato nel nostro cuore ci parla di lui come un giovane musicista americano originario di Boston, cresciuto in piena era punk, scoperto da John Cale dei Velvet Underground e arrivato più tardi, nei primi anni Ottanta, al successo grazie a degli album fantastici, come il “live” del 1977 pubblicato insieme ai suoi Modern Lovers. Adesso torna al Big Mama, reduce da un’operazione alla gola e con accanto il batterista Tommy Larkins, da alcuni anni suo stretto collaboratore. In teoria è qui per presentarci brani tratti da “Not So Much To Be Loved As Love”, il suo ultimo disco, pubblicato dalla Vapor Records, l’etichetta personale di Neil Young, ma il suo live act si trasforma ben presto in qualcosa di molto simile ad un happening, caotico, divertente, imprevedibile ma come al solito di gran classe. “Stupenda e Misera Città / la Notte ci chiama“ canta Jonathan, in un italiano improbabile ma gustoso, per poi passare subito dopo a “La Primavera degli Amanti”, eseguita questa volta in francese, dove canta in un’atmosfera surreale di “prati desolati che si trasformano in giardini”!!! Arriva una nuova canzone, si tratta di “Partners In Crime”, un folk rock eminentemente acustico, ma dotato di ritmo, con Tommy Larkins impegnato a percuotere la batteria con fare catatonico e assente, quasi come se fosse appena stato buttato giù dal letto. E’ musica suonata di getto, è rock and roll allo stato puro, è punk “ante litteram”, anche se ne rifiuta la valenza autodistruttiva, è intrattenimento puro, ma ironico e taglente come raramente capita di ascoltare. Le sue storie raccontano di balli al bar delle lesbiche e di un diciannovenne timido e tremante che, spinto dagli amici più grandi, si presenta per la prima volta alla “Casa delle Puttane”, parlano di notti d’estate, di amori che fuggono via, di una civiltà in decadenza che sta perdendo contatto con se stessa, che sta affondando, ma che lui saluta con affetto in rima, questa volta in perfetto italiano, “Viviamo in un Mondo Orribile ma anche Imprevedibile”. Sostenuto da un pubblico appassionato e partecipe, che sa tutto di lui, che lo conosce, che lo stima, e racconta in musica quella volta che a Napoli, lui, americano, diciannovenne, è stato derubato di tutto, “e che cazzo!” Poi, su richiesta, esegue “Vampiressa Mujer” in spagnolo, e con fare ingenuo si chiede il perché di come certe sue canzoni in America valgano meno di zero mentre in Spagna invece, vadano benissimo. Ancora una citazione dal suo passato con i Modern Lovers, quella “Pablo Ricasso” esilarante ed ironica, uno dei marchi di fabbrica del gruppo. Jonathan Richman non è solo un outsider, un’artista naif, è anche da sempre un cantautore multilingue, e questa volta ce ne spiega il perché: “Trovo che la lingua inglese sia molto angolare, l’italiano e lo spagnolo invece sono più dolci”. C’è anche il tempo per una ballata acustica, delicata e struggente, come “Springtime In New York”, dopo la quale, distrutto, e ancora convalescente dopo l’intervento, annuncia la “Buona Notte!”, ma… Ha dimenticato qualcosa, si consulta con il manager e, ancora una volta in italiano canta “E’ chiusa la festa / e i rifiuti volano al vento”… Non c’è niente da fare, Jonathan Richman è un vero portento!
(La fotografia di Jonathan Richman in concert al Big Mama è di Roberto Agostini, a cui vanno i nostri ringraziamenti per la gentile concessione).
Articolo del
21/10/2006 -
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