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E’ stato come andare a trovare dei vecchi amici e ripercorrere insieme i momenti fondamentali dell’adolescenza, riscoprire ancora una volta la natura di quei suoni che hanno determinato una appartenenza, dura a morire, dura come il granito di cui si compone ogni composizione musicale targata Deep Purple, un nome che è una garanzia le cui gesta adesso sono cantate da tre membri storici della band quali Ian Gillan, voce solista, Roger Glover, basso, e Ian Paice, batteria, con l’aggiunta di Don Airey, ex Rainbow, ex Black Sabbath, alle tastiere e di uno straordinario Steve Morse, alla chitarra elettrica. L’atteso ritorno dei Padri Fondatori dell’Hard Rock aveva raccolto così tante adesioni che gli organizzatori si sono trovati costretti a spostare il concerto dal Teatro Tendastrisce al più capiente Palaghiaccio di Marino, il viaggio è più lungo, ma ne vale la pena! Giusto il tempo di districarsi su come e dove lasciare l’auto lungo la Via Appia e poi come ricompensa ti arrivano in regalo le note di “Pictures Of Home” e la serata prende una direzione diversa. Ancora un tuffo nel passato con “Gypsy Woman”, subito seguita da “Wrong Man”, un brano recente, ma che conserva sapori e gusti tipici dei Deep Purple. Non si sa quanto tempo non veniva eseguita dal vivo, ma è proprio lei “Living Wreck” , tratta da “In Rock”, l’album capolavoro del gruppo, e il pubblico comincia a vibrare insieme alla band. Ian Gillan è un vero signore, incarna il lato più onesto e leale dell’hard rock britannico degli anni settanta, quello per cui la musica è energia positiva, è una potente luce che illumina il cammino di molti, per stare bene insieme, senza ricorrere a diavolerie e affini. Ecco che arriva una ballata molto bella, “Rapture Of The Deep” dal disco omonimo, seguita da “Before Time Begin” un pezzo introspettivo che ci insegna a tenere nella giusta considerazione il futuro, ad accoglierlo, a prepararlo bene, un po’ come fa il successivo assolo di chitarra di Steve Morse che introduce una fantastica “Lazy”, un vero trionfo, emblema dell’hard rock bluesato dei primi anni settanta. Arriva il momento di Don Airey, solo alle tastiere, che mescola in rapida successione Bach, Beethoven e il “ragtime”, niente altro che una terapia preparatoria che sfocia nelle note epiche di “Perfect Strangers”, una cavalcata magica ed inquieta, l’inno dei nuovi Deep Purple, quelli che dalla “reunion” sono arrivati fino a adesso, nonostante l’abbandono prima di Ritchie Blackmore, poi più recentemente di John Lord. Il concerto è ormai decollato definitivamente, Ian Gillan non fa altro che ringraziare, in francese!, “Superb!” , rivolto al caloroso pubblico che lo osanna con cori da stadio. Roger Glover e Steve Morse si avvicinano l’uno all’altro per iniziare un duetto sapientemente bluesato e ricco di “riffs” appassionati che si liberano poi in una versione devastante di “Space Truckin’”, da sciogliere il ghiaccio dal Pala!!! E adesso chi li ferma più ?!?! Le note di “Highway Star” sono sempre quelle, non cambiano mai, le conosciamo a memoria, però è sempre emozionante riascoltarle ancora, conclude il concerto il “riff” debordante di “Smoke On The Water”, immancabile, con il pubblico che accompagna il canto di Gillan e grida all’unisono, tonante “smoke on the water/and fire in the sky”, mentre una foto di Frank Zappa viene proiettata sugli schermi, tributo ad un altro grande protagonista di quegli anni. Dopo qualche minuto i Deep Purple tornano in scena ed è ancora nostalgia, con la mitica “Hush”, il primo successo della band, e con “Black Night”, due note, semplici e potenti, divertenti ed incalzanti che però hanno fatto la storia della musica rock e dalle quali all’epoca tutti noi abbiamo imparato quello che a scuola dimenticavano di insegnarci!
Articolo del
02/03/2006 -
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