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Di questi tempi non è che il sottoscritto si mobiliti per intervistare chicchessìa come quando si era minorenni e ancora di bocca buona. Per (ri)mettermi in azione ci vuole un motivo speciale. Ci vuole un gruppo speciale, come gli Art Brut, il cui esordio “Bang Bang Rock And Roll” è risultato tra i miei preferiti dell’anno appena trascorso. E’ così che – per gentile intercessione degli organizzatori di concerti Grinding Halt (e in particolare dell’ottimo press-man Pepe Carpitella) - ho voluto e potuto incontrare Eddie Argos, cantante leader et deus ex-machina della formazione inglese, poco prima che gli Art Brut salissero sul palco del romano Zoobar per un’esibizione che alla fine si è rivelata vagamente “disappointing” rispetto alle mie attese. Eddie non è il peperino agitato che l’ascolto dell’album mi aveva fatto prefigurare. E’ un omone alto un metro e novanta, possiede la flemma tipica dei suoi conterranei e si è fatto crescere due baffetti che gli donano una certa rassomiglianza con il Ray Davies in versione “spiv” del periodo “Come Dancing”. Ecco quello che ci siamo detti durante la mezz’ora scarsa del nostro incontro.
D: Vorrei iniziare chiedendoti della cosiddetta scena londinese di New Cross, da cui si dice che gli Art Brut provengano. Era una cosa vera o solo un’invenzione della stampa?
R: Risale a un po’ di tempo fa, un anno e mezzo, due anni fa circa, ma esisteva veramente. Anche i Bloc Party ne facevano parte all’inizio, poi c’eravamo noi, i Rakes, una band chiamata The Boyfriends, e un’altra chiamata The Beach Guv’nors che era molto valida. Eravamo tutti amici, così ognuno andava ai concerti dell’altro e roba del genere… Ad un certo punto però tutte queste band hanno cominciato a poter fare concerti in altri quartieri della città e ognuno è andato per la sua strada, la scena iniziale è andata distrutta. Ormai si tratta di una cosa che risale a parecchio tempo fa, comunque ogni tanto mi capita ancora di vedere la gente che faceva parte della “scena”.
D: Oggi hai 26 anni. Non mi dire che hai “formato una band” come dici nella canzone, così, all’improvviso. Com’è andata veramente la storia?
R: No…. Ero già stato in altre band, quando ero più giovane… Sono stato in una band chiamata The Art Goblins, ma senti come è andata: io ho fallito intenzionalmente i miei “A Levels” (il diploma che in Gran Bretagna è necessario per andare all’università, n.d.r.) perché volevo restare in una band. Credi che gli altri abbiano fatto la stessa mossa? Non l’hanno fatta, sono andati all’università e mi hanno mollato. E io sono dovuto andare a Londra per mettere su un’altra band…
D: Tu non sei un londinese d.o.c…: di dove sei?
A: Sono di Bornemouth, nel Dorset, nel sud dell’Inghilterra. Comunque ti dicevo, sono arrivato a Londra dove ho incontrato Chris Chinchilla – che ora non è più con il gruppo - a un party. Lui voleva rimorchiare le ragazze, io volevo andare a Top Of The Pops…Poi lui ha insegnato ad una sua vicina di casa, Freddy, a suonare il basso; quindi abbiamo ingaggiato Ian, chitarrista, anche lui di Bournemouth. Stava in un gruppo di heavy metal, e ho dovuto pagare perché si unisse alla nostra band. Gli ho detto: forza, pagherò io per tutte le ore in sala prove. La faccenda gli è piaciuta, ed è rimasto con noi. E poi abbiamo incontrato Mike, il batterista, su un autobus. Stava dicendo a qualcuno che era tedesco, che suonava la batteria e che lavorava in un negozio di vestiti a Carnaby Street chiamato Merc. Così un giorno siamo andati al negozio, lui però non c’era e abbiamo lasciato un messaggio per Mike con su scritto: “sappiamo come ti chiami, sappiamo che sei tedesco, sappiamo che suoni la batteria: ecco il nostro numero di telefono se ti va di unirti al nostro gruppo”. Ci ha chiamato, ed eccolo qua… Insomma, non è che fossimo amici prima della nascita degli Art Brut…
D: Quali sono i passaggi da seguire per una giovane band emergente nell’Inghilterra del 21mo secolo? Confezionare un demo, fare un sacco di gigs, contattare le case discografiche…?
R: Per noi è accaduto tutto in maniera abbastanza spontanea. Perché il primo singolo “Formed A Band” è uscito su Rough Trade, il che ci ha molto aiutato.
D: Sì, ma come vi hanno scovato? Gli avete spedito un demo?
R: No no, sono loro che hanno trovato noi. Su Internet. Non pensavamo che il nostro demo fosse abbastanza buono, così l’avevamo messo su Internet. In formato Mp3. Qualcuno alla Rough Trade l’ha sentito, e l’hanno voluto pubblicare così com’era, nella forma grezza originaria.
D: Ma com’è che non siete rimasti su Rough Trade?
R: Mah… ad un certo punto qualcuno ha pensato che il nostro stile fosse troppo infantile…
D: Gli Art Brut sembrano avere un rapporto speciale con l’Italia. Mi riferisco a “Rusted Guns Of Milan” e “18.000 Lira” ma anche al fatto che siete spesso da noi…
R: Bè, a volte mi capita di sviluppare delle ossessioni… C’era questo terrorista italiano chiamato Enrico Gatti, che aveva formato la Gatti Gang, pare che fosse una sezione delle Brigate Rosse… Ma lui al confronto era una mezza sega. Non ammazzò mai nessuno, non fece mai una lira. Una volta si procurò una bomba. E i suoi amici delle Brigate Rosse gli imposero di restituirla, perché avrebbe potuto farsi male. E una volta fece una rapina in banca, a Milano, ma ne ricavò solo diciottomila lire, ovvero sette sterline e spiccioli, praticamente niente. E per scappare dalla rapina, Gatti all’inizio pensò di usare un autobus, ma non si riuscì a procurare i biglietti, così dovette usare degli scooter…. La Gatti Gang era qualcosa di patetico… Comunque, per rispondere alla tua domanda, avevo una ragazza italiana, così ci sono venuto spesso anche in vacanza. Mi piace l’Italia, è “cool”. Mi piace il fatto che il clima è rilassato e che non succede mai molto; mi piace il fatto che quando chiedi a che ora si salirà sul palco, ti rispondono: “Mezzanotte e mezza. FORSE”. C’è molto sbracamento, ed è una cosa che apprezzo. Poi mi piace il fatto che fumino tutti, mi piace il cibo, la gente…
D: Ti piace così tanto che è già la seconda volta che ci vieni con gli Art Brut…
R: Sì, questo è il secondo tour dopo quello della scorsa estate, poi ci sono state alcune serate estemporanee come quella a Milano a London Loves, un bellissimo club (al Plastic, n.d.r.).
D: In questo momento siete piuttosto popolari in Europa e soprattutto in Germania, dove siete stati sulla copertina del Rolling Stone locale; inoltre state anche iniziando a farvi conoscere negli USA. In Inghilterra invece ho la sensazione che i media vi stiano trascurando, a favore di altre band. Come mai?
R: In Inghilterra sono un po’ incoerenti. A volte dicono di noi cose fantastiche, che siamo i nuovi Pulp e che le liriche sono eccezionali. Altre volte ci prendono per i fondelli. Non hanno ancora deciso se gli piacciamo o no. Ma l’Inghilterra comunque è piccola, quindi chi se ne importa…
D: Non è che vi siete fatti, magari involontariamente, dei nemici?
R: Non lo so… abbiamo un po’ litigato con i Bloc Party... E a volte siamo stati un po’ duri nei confronti dei Babyshambles. Tutto qui, però.
D: Perché? Che opinione hai dei Babyshambles?
R: Non è che mi piacciano così tanto… (ridacchia per l’eccessiva diplomazia usata). No, quella roba non fa per me. Droghe di classe A, modelle cocainomani… no, non sono cose per i “kids”…
D: Cos’è di tuo gusto, invece?
R: Il mio eroe assoluto è Jonathan Richman (ci avrei giurato, n.d.r.), praticamente ho un’ossessione per Jonathan Richman. Ma il resto del gruppo ha i gusti più vari…A Ian piacciono i Lamb Of God e i Led Zeppelin. Gli piace l’heavy metal e ritiene che gli Art Brut siano troppo morbidi… Per tenerlo buono gli abbiamo fatto suonare un pezzetto di “Enter Sandman” dei Metallica (lo eseguono come intro ai loro concerti, n.d.r.). Mike invece ascolta praticamente solo i Weezer, quelli di “Buddy Holly”, è la sua ossessione. A Freddy piace il grunge, mentre Jasper (il sostituto di Chris Chinchilla, n.d.r.) è un poppettaro, ama cose tipo Rachel Stevens. Abbiamo gusti completamente divergenti, così ogni volta che dobbiamo comporre delle canzoni diventa una lotta.
D: E nell’attuale scena britannica? Trovi qualche affinità?
R: Mi piacciono i Rakes, e anche gli Arctic Monkeys, anche se non so se si possa parlare di affinità. Mi piacciono anche i Cribs. Siamo fortunati, perché è un momento molto creativo: ci sono un sacco di band in giro e molte di loro sono amici nostri, come per esempio i Rakes. Con loro abbiamo cominciato a suonare insieme nei piccoli club e adesso siamo entrambi cresciuti in popolarità. Adesso ci incontriamo ai grandi festival!
D: E che mi dici degli USA? Ho l’impressione che una band come gli Art Brut lì possa sfondare, specie in California, presso il pubblico che segue radio come KROQ, malata di anglofilia e con una particolare prediliezione per il sound degli anni ’80.
R: Torneremo negli USA per un nuovo tour a marzo-aprile. Ci siamo già stati per tre settimane e - hai ragione - gli siamo piaciuti molto, in particolare a Los Angeles e zone limitrofe. A Los Angeles abbiamo fatto due concerti, ad un posto chiamato Spaceland e ad un altro che non ricordo. Lì il pubblico è simile a quello di Glasgow, con i ragazzi che saltano sul palco a ballare, completamente fuori di testa.
D: Avete nuovo materiale pronto? “Bang Bang Rock And Roll” è uscito da un sacco di tempo ormai, è ora di ritornare sul mercato con qualcosa di nuovo…
R: Abbiamo già tre canzoni nuove che suoneremo stasera: “St. Pauli”, che parla di solitudine (il titolo è ispirato dalla squadra di calcio del medesimo quartiere di Amburgo, n.d.r.), “Blame It On The Trains”, che è sul restare a poltrire a letto quando dovresti essere da tutt’altra parte, e un’altra intitolata “Post Soothing Out”, che parla un’altra volta di “my little brother” (il fratello minore dell’omonima canzone del primo album, n.d.r.). Il problema è che siamo sempre in tour, non abbiamo mai tempo di dedicarci alle nuove canzoni.
D: Per il prossimo album resterete con l’etichetta “indie” Fierce Panda?
R: Non posso dirlo con certezza. Potremmo passare ad una major, se ne sta parlando. Per quanto riguarda il produttore, abbiamo diverse idee. Ci piacerebbe Russell Senior, che è un ex-membro dei Pulp, ma ci sono anche altri nomi con cui siamo in contatto. Comunque entreremo in sala d’incisione in estate, di modo che l’album dovrebbe uscire verso la fine dell’anno o i primi del 2007. Incrociando le dita.
D. Per concludere, Eddie: su “Bad Weekend” asserivi “Haven’t read the NME in so long, don’t know what genre we belong”. Hai deciso finalmente che definizione dare alla musica degli Art Brut?
R: Non ho proprio idea. Forse la definizione più esatta è “a funny man that shouts”, un ometto buffo che urla…Però penso che tutto sommato gli Art Brut siano punk rock. Semplicemente punk rock…
Articolo del
02/02/2006 -
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