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Art Brut
Art Brut live @ Zoobar – Roma, 29 gennaio 2006
Roma
29/01/2006
di
Fabrizio Biffi
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La mia impressione è la seguente: per garantire le linee di rifornimento essenziali a far sopravvivere il pop rock nel ventunesimo secolo è necessario che di gruppi come gli Art Brut ce ne siano a centinaia. Il rischio naturalmente è quello di avere un’inflazione pari a quella che affligge, o affliggeva il mercato argentino nel periodo di Menem. In realtà, come ho avuto modo di chiedere nell’intervista a Eddie Argos (vocalist della band) poco prima dell’inizio del concerto di Roma, sono gli stessi Art Brut ad essere consapevoli del rischio di muoversi su un terreno molto affollato di band, soprattutto inglesi, che stanno invadendo i mercati discografici ad un livello che non si registrava dall’inizio degli anni ottanta. Lunga premessa per dire che il concerto degli Art Brut è stato l’ulteriore conferma di un preciso andamento del pop rock sempre più indirizzato a presidiare lo schema della forma a scapito di qualche idea veramente innovativa. Eddie Argos e compagni sono una seconda linea di quel movimento (Franz Ferdinand e Kaiser Chiefs in testa) che sembra aver creato molte aspettative senza creare di fatto nulla di nuovo. Tolte le criticità di fondo, il concerto dello ZooBar è stato un grande successo di pubblico per la asfittica situazione romana (non i soliti 100 gatti), confermando quanto di interessante gli Art Brut hanno messo su disco nel 2005. Il quintetto base è ben equipaggiato e la presenza femminile al basso fa sempre un bell’effetto, senza dover essere accusati di facile maschilismo. Il treno degli Art Brut corre veloce sulle note di "Formed A Band" (preceduta da un’ironica intro con citazione di "Enter Sandman" dei Metallica). Il set è congegnato principalmente su cinque pezzi forti: "My Little Brother", "Bang Bang Rock’n’Roll", "Modern Art", "Emily Kane" e "Bad WeekEnd". Intorno ruotano nuovi pezzi pronti per il prossimo disco (in uscita prima della prossima primavera) ed alcune altre cose di minore entità. Il pubblico dello ZooBar aspetta solo la miccia per scatenarsi sotto il palco. Il clichè è piacevole e a trainare il pogo ci pensano soprattutto due-tre comitive di stranieri che di passaggio a Roma hanno pescato un bel live senza sapere che di concerti di questo tipo (siamo alle lagnanze) non è così abituato il pubblico locale. Adesso per gli Art Brut viene il bello. Hanno azzeccato la prima mossa e dopo un interminabile tour devono rimettere insieme i pezzi di un’idea che rischia di mischiarsi nel grappolo della “New New” British Wave. Secondo me hanno bisogno di una maggiore convinzione emotiva che rischia di compromettere quella sana ironia vero marchio di fabbrica, ad oggi, del gruppo.
Articolo del
30/01/2006 -
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