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Terminato da poco il tour inglese che festeggiava i loro primi quindici anni di carriera, approdano dalle nostre parte i Prodigy, il gruppo inglese noto per la sua indubbia capacità di mescolare con sapienza, furore ed arte, degli elementi di elettronica con un substrato “dance”, il lato “hardcore” della “techno” con l’aggressività del “punk rock” delle origini. Sull’onda del successo che sta riscuotendo “Their Law / The Singles 1990-2005", una raccolta di tutti i singoli fin qui pubblicati, i Prodigy si presentano a Roma con una “line up” guidata da Liam Howlett, dee-jay di professione, addetto ai campionamenti e al sintetizzatore, che prevede due “vocalist” di eccezione come l’eccentrico Keith Flint e il carismatico “rapper” Maxim, a loro volta ben supportati dal lavoro di Jim Davies alla chitarra elettrica e di Kieron Pepper alla batteria. La band ha voluto spazi ampi per le date del loro tour italiano al fine di rendere meglio l’idea di un vero e proprio “rave party” e tocca al pubblico del Palalottomatica la fortuna di esserne partecipe. L’esibizione inizia intorno alle 22,00 senza gruppi di supporto e inutili attese ed il coinvolgimento è subito totale! E’ praticamente impossibile restare seduti, di fronte a certe sonorità - così fragorose ed esaltanti - sarebbe un delitto! Il pubblico ondeggia all’unisono e risponde gridando agli incitamenti ed ai saluti di Maxim, mentre Keith Flint ci sembra un po’ su di giri… in pratica è palesemente strafatto!!! Mentre le prime note tambureggianti dei Prodigy infiammano la platea, Flint si limita a camminare nervosamente da una parte all’altra del palco e di tanto in tanto ci regala qualche saltello sul posto. Solo quando arriva il momento dell’attacco che precede “Breathe”, finalmente si concede e comincia a cantare! Poi però si prende altre pause, dialoga incessantemente con Maxim : i due appaiono sempre più concitati e l’unica volta in cui Flint resta da solo sulla scena è per eseguire “Firestarter”. Esplodono le note di “Poison”, il brano tratto dalla colonna sonora di “Matrix” e il concerto prosegue su una linea di fuoco tale da sfondare i timpani dei presenti, ricca come è di convulsioni, di note scheggiate e di propulsioni ribelli. Il finale è riservato ai suoni debordanti e ventrali che hanno reso immancabile “Smack My Bitch Up”, assolutamente fantastica, anche dal vivo. Certo, si è sentita la mancanza di Leroy Thornhill, che non fa più parte del gruppo, ma che grazie ai movimenti di una “break dance”, davvero particolare, tutta sua, era in grado di riempire la scena. A dire il vero, è sembrato che Flint morisse dal desiderio di emularlo, senza però mai riuscirci sul serio. Ma il concerto, che è durato quasi un’ora e mezza in tutto, è stato ugualmente divertente e ci ha regalato un’ubriacatura di suoni difficile da smaltire. Per quanti non fossero ancora sazi e se la sentissero di viaggiare, ricordiamo che i Prodigy saranno gli “headliners” del prossimo Festival dell’Isola di Wight, in Inghilterra, dal 9 all’11 Giugno del prossimo anno. Il carburante dell’eventuale volo in aereo è gratis, l’alimentazione fornita dai Prodigy è duratura e potente, approfittatene!
Articolo del
24/12/2005 -
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