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Non entra più uno spillo questa sera al Circolo, si tratta di un vero e proprio “sold out”, che rende felici organizzatori e “promoter”, non certo abituati a situazioni del genere di questi tempi! Anche la band originaria di San Francisco ringrazia della calda accoglienza e ci regala un “live act” intenso e a tratti debordante, in una sorta di “feed-back” davvero emozionante. Robert Turner, vocalist e bassista, Peter Hayes, chitarra solista e Nick Jago, batteria, il trio di rock and roll che risponde al nome di Black Rebel Motorcycle Club (si chiamava così la gang di motociclisti capitanata da Marlon Brando nel film “Il Selvaggio”) hanno raggiunto un livello sorprendente di maturità artistica e compositiva e ci sembrano degni di raccogliere l’eredità dei grandi gruppi rock del passato, dai Love ai Led Zeppelin, dai Black Crowes ai Pixies. A confermare il momento di grazia che attraversa la band, il riscontro delle vendite di “Howl”, l’ultimo album dei B.R.M.C., osannato dalla critica, premiato dal pubblico. E il concerto si apre proprio con “Complicated Situation” una ballata acustica, per chitarra e armonica a bocca, un brano tratto per l’ appunto dal nuovo disco. Arrivano poi in rapida successione “Fault Line”, sapientemente bluesata, e “Devil’s Waiting”, un “country-blues” di ottima fattura. I cori esaltanti di “Shuttle Your Feet” introducono un altro pezzo di blues cadenzato e corrosivo, come si conviene, mentre le note perforanti e distorte delle chitarre e una deriva fortemente psichedelica ci ricordano che siamo all’ascolto di “Ain’t No Easy Way”, un brano che è un richiamo al rock delle origini, stradarolo e sporco. Dobbiamo dire che, dal vivo, l’ambientazione prettamente acustica del nuovo album lascia il posto a scariche elettriche di natura adrenalinica che coinvolgono il pubblico fin giù nelle viscere. Tant’è che mi ritrovo accanto ad un Edoardo Bennato in versione “superfan”, pronto ad applaudire, a gridare e a scattare foto della band come un normale “teenager”!!! E ancora una stupenda “ Love Burns”, tratta dal disco omonimo del 2001 e altre citazioni dal loro recente passato come “ White Palms” e “Punk Song”, che precedono l’esecuzione di “Howl”, la “title track” del nuovo cd, un brano incredibilmente intenso, permeato di tastiere, dalle quali filtra come per incanto la voce di Robert Turner e prende corpo una linea melodica delicata e struggente. “As Sure As The Sun”, oscura e vibrante come la ricordavamo, precede uno dei momenti più belli della serata, una versione di “Weight Of The World” da brividi, un pezzo memorabile, tratto ancora da “Howl”, il disco che non deve mancare negli scaffali di chi mastica rock and roll, di chi vive accompagnato da note e da liriche del genere, di chi gode al dilaniarsi della chitarra elettrica di Peter Hayes, nascosto ai più da un fumo denso che si leva sovrano. Il Circolo degli Artisti è ormai una bolgia infernale, trasuda di birra, di blues e di rock and roll che è un piacere, almeno due le generazioni che si incontrano, quella di chi vi scrive e gli eredi pronti a coglierne le indicazioni di base. “Rise Or Fall”, “Six Barrel Shot Gun”, gli echi “country western” di una fantastica “Still Suspicion Holds You Tight”, una versione di “Sympathetic Noose” impregnata di “soul” e una ballata delicata ed intensa come “Promise” dettano la fine della prima parte dello “show”. Ci stanno riproponendo “Howl” per intero, dal vivo, siamo schiacciati contro le porte allarmate delle uscite d’emergenza, ma è fantastico, non chiedevamo di meglio! Robert, Peter e Nick tornano sul palco felici e sull’onda dell’entusiasmo partono i “riffs” di “Spread Your Love”, un pezzo dove idealmente i Canned Heat si incontrano con i Kings of Leon, passato e presente del “rock blues”, subito dopo ecco che arrivano le note di “Stop” il brano che ha decretato il successo internazionale del gruppo e ancora “Gospel”, da “Howl” eseguita “a cappella” con il pubblico attanagliato all’ascolto in religioso silenzio. Le pulsioni sofferte di “The Line”, seguite da “Heart And Soul” e dalle schitarrate liberatorie di “Open Invitation” chiudono un “set” incandescente e memorabile, uno spettacolo di certo migliore rispetto a quello offerto al pubblico romano due estati fa, dal vivo al Centrale del Tennis. Se vogliamo che il rock and roll continui a fare proseliti, teniamo d’occhio i B.R.M.C., perché loro ne sono i nuovi Sacerdoti, anche se forse Papa Ratzinger non gradirebbe...
Articolo del
02/11/2005 -
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