|
Nonostante la serata di pioggia e malgrado la defezione degli Ordinary Boys, uno dei gruppi più attesi, la serata dedicata al nuovo rock inglese ha radunato circa duecento persone al Centralino del Tennis del Foro Italico. Dopo l’esibizione dei Dead Beats, un gruppo romano che alterna punk e hard rock e che ci ha regalato una godibile “cover” di “Blitzkrieg Bop” dei Ramones, ecco che arriva il momento “clou” del programma, rappresentato dal “live act” degli Editors di cui si dice un gran bene in Inghilterra e che hanno destato una impressione favorevole a pubblico e critica durante l’ultima edizione del Glastonbury Music Festival. La band formata da Tom Smith, chitarra e voce, da Chris Urbanowicz, chitarra solista, da Russell Leetch, chitarra basso e da Ed Lay, batteria si è formata all’Università di Stafford all’interno di un gruppo di studenti iscritti al Corso di Laurea in Tecnologia Musicale. Nel 2002 gli Editors si sono trasferiti a Birmingham ed hanno cominciato a fare sul serio. Hanno pubblicato “Bullets” che è stato il loro primo singolo, ma hanno poi ottenuto il successo con “Munich” il secondo singolo, entrambi i brani erano presenti in scaletta questa sera insieme a “Blood”, “Fall”, “Lights” e “All Sparks”, tutti brani inseriti su “The Back Room” il loro “debut album”, uscito all’inizio dell’estate appena trascorsa. La figura di Tom Smith appare gracile e nervosa, ma la vocalità di cui é dotato è calda e possente. Si agita sul palco con un fare incerto che non trasmette grande sicurezza, al contrario, sembra proprio sul livello soglia che precede un ricovero, ma poi quando imbraccia la chitarra, la strapazza come si deve ed esegue le note di “You Are Fading” e “Someone Says”, caratterizzate da una forte drammaticità, liriche oscure e tematiche esistenziali, tutto torna normale, quasi come se - come un novello Ian Curtis - l’esperienza del palco fosse per lui liberatoria, catartica, l’unico suo modo per dare intensità allo scorrere della vita. E ancora “ Good Heart ”, “ Camera “, “ Fingers” e “Open Your Arms” per un concerto che soddisfa i presenti , all’insegna di un “post punk” ereditato da Joy Division, Echo & Bunnymen ed altri gruppi inglesi dei primi anni ottanta, e in un certo senso vicino alle ultime cose degli Interpol e dei Bloc Party. Se vi chiedessero di scommettere su di loro, fatelo pure, ad occhi chiusi. Hanno talento e passione e dal vivo trasmettono tutta l’ansia che deriva dalle loro domande più nascoste, lasciando sul campo un’elettricità dilaniante. Dopo di loro i Sunset Boys cominciano il loro “set” con una versione imbarazzante di “Brain Damage” e un irritante “beat” elettronico da discoteca scandisce parole consegnate al mito come “ The Lunatic Is On The Grass” , l’occasione giusta per affrettare il rientro… Rock On!
Articolo del
07/09/2005 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|