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A tanti anni di distanza dall’uscita di “In The Flat Field” il disco dei Bauhaus al quale va attribuito l’inizio dell’era del “gothic rock” e di tutto il movimento “dark”, il ritorno di Peter Murphy è stata l’occasione per quanti - ostili al sole e dediti al culto delle tenebre - volevano ritrovare per una sera il simbolo di una intera generazione, di una appartenenza. E’ stato così, ma solo in parte, perché i Bauhaus fanno parte ormai del passato di quello che era il loro inimitabile “vocalist”, che rimane una figura carismatica e un “front man” di grande talento, senza però attingere al repertorio di quel gruppo. C’era davvero tanta gente ad attendere il ritorno di Peter Murphy e lui non ha deluso le attese, ha offerto se stesso, quello che è adesso, con la stessa voglia di stupire di un tempo, con quegli atteggiamente istrionici che hanno fatto di lui un degno prosecutore dell’epoca del “glam rock”, quella dei T. Rex, di David Bowie e dei primi Roxy Music. Intona “Gliding Like A Whale” e subito dopo “Idle Flow”, tratta da “Unshattered”, il suo ultimo album, ma inattesi quanto fastidiosi problemi con l’amplificazione interrompono il suo “live act”, e cala il buio completo per circa venti minuti! Ma Peter Murphy non si perde d’animo, riparte con “ Piece Of You”, una discreta “rock ballad”, vibrante e melodica come quelle che sa scrivere lui. Poi, accompagnato dalla sua più recente “tour band”, composta da Mark Gemini Thwaite alla chitarra , Jeff Schartoff al basso e Justin Bennet alla batteria, esegue “The First Stone” e una splendida versione di “Emergency Unit” un brano che mette in risalto la sua vocalità multiforme e profonda, che sa essere morbida ma anche dolcemente perversa. All’improvviso impugna un bastone cerimoniale africano, un asta che agita ripetutamente e si lancia sulle note di “ I’ll Fall With Your Knife” e di “ Deep Ocean Vast Sea”, due composizioni sostenute da una grande sezione ritmica e dagli interventi perfidi e sinuosi della chitarra di Thwaite. Adesso Peter Murphy sistema il bastone dietro le spalle, ci si aggrappa e canta sofferenza e malessere su “Disappearing” e su “Blinded Like Saul”, drammaticamente bella come la ricordavamo, sembra un incrocio fra uno sciamano, Gesù Cristo e Iggy Pop, si arrabbia, si libera del bastone scagliandolo via con forza, lo riprende, esegue ancora un altro brano “Thelma Sings To Little Nell” e ringrazia con affetto un pubblico che non lo ha mai dimenticato. Forse Peter Murphy non è più la creatura mefistofelica di un tempo, forse le canzoni trasgressive e decadenti dell’era dei Bauhaus si sono trasformate in ballate morbide e avvolgenti di rock elettrico, ma anche radiofonico e commerciale, però c’è qualcosa nel suo stile, in quella vocalità calda e malata, che ancora ci attrae e rende ogni appuntamento con lui, immancabile.
Articolo del
11/07/2005 -
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