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Kings of Convenience
Kings of Convenience live @ "Cosmophonies Festival Internazionale di Ostia Antica” - Roma, 27 giugno 2005
Roma
27/06/2005
Source/Virgin
di
Claudio Biffi
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Arrivare all’appuntamento con i Kings of Convenience è come raggiungere la casa di un amico per scambiare quattro chiacchiere in relax e sentire buona musica senza troppe pretese. In effetti la cornice prescelta poteva essere ben augurante, un teatro romano antico in un verde parco circondato dai ruderi millenari di Ostia, carichi di storia ma inaspettatamente pieni di insidie per celebrare un evento musicale. La platea è quella prevista per il concerto del duo norvegese, circa 2000 persone in rilassata attesa dell’inizio della performance, prevista per le 21,30 ma che tarda a partire tanto che la gente si guarda intorno alla ricerca degli epigoni di Simon & Garfunkel che potrebbero benissimo confondersi tra il pubblico, tanto sono fisicamente anonimi. Alle 22.15 i paladini del “new acoustic movement” si presentano con fare impacciato sul palco, senza allestimento, molto minimalista e più da monologo teatrale che da arena musicale, ma la cornice è talmente bella che tutto il resto passa in secondo piano, o quasi. Purtroppo la serata è ferocemente umida e come è ben noto acqua e apparecchiature elettroniche non vanno per niente d’accordo, così i primi quattro brani scorrono su un sentiero tortuoso un po’ nervosamente con alcuni disturbi audio che infastidiscono non poco l’occhialuto Erlend Øye e fanno perdere alle canzoni presentate parte della magia basata sul binomio chitarre e voce che ha assoluto bisogno della perfezione acustica per rendere al meglio. Per fortuna ci pensa il chitarrista Eirik Glambek Bøe ad allentare la tensione con una serie di battute sul fatto che gli antichi romani hanno conquistato il mondo tranne la Norvegia e che quindi è un onore suonare in un loro teatro dopo 2000 anni e che è la prima volta che suonano davanti ad un pubblico che non riescono a vedere in viso per la mancanza di luce. Tutto il concerto è contraddistinto da questi scambi di sottile ironia con i fattori esterni come il caldo, la luce, l’audio e gli aeroplani (vista la vicinanza con la pista di decollo) che per tutta la mattinata hanno accompagnato il soundcheck e via di questo passo, il tutto accompagnato dai brani tratti dal loro primo disco “Quiet is The New Loud” che li ha fatti conoscere e amare dal pubblico di tutto il mondo. Sono così scivolate via canzoni meravigliose come “Winning a battle, loosing the War”, “Toxic Girl”, “Singing Softly” e “Failure”. Nella seconda parte del concerto la band viene affiancata dal bassista e coproduttore Davide Bertolini e da un loro amico violinista che danno più corpo alle canzoni, fanno salire di tono la performance musicale e sono un ottimo supporto alle riuscita delle ben più conosciute canzoni tratte da “Riot On An Empty Street”, come “Homesick”, “Misread”,“Cayman Island”,”Stay Out of Trouble”, “Sorry or Please” e “Love is no Big Truth”. Tra una battuta sul clima e una continua tenzone tra Erlend e l’addetto alle luci (Mr. Light Engineer) costretto ad un certo a spegnere il tutto lasciando al buio l’intero teatro ma dando così una qualche magia alla riuscita unplugged di un intero brano, il concerto è scivolato via fino all’esibizione finale del buon Erlend che sulle note famose di ”I’d Rather Dance With You” ha deliziato la platea con un balletto saltellante, dimostrando una grande capacità comunicativa corporale nonostante l’infelice prestanza fisica. Ormai il pubblico si è in qualche modo ulteriormente “scaldato” e i Kings of Convenience non hanno potuto esimersi da un paio di bis, il primo ancora al buio con Erlend da solo alla chitarra e voce a proporre un brano norvegese e a seguire jam session finale con il quartetto tutto sul palco e l’occhialuto ormai preso dal sacro fuoco del ballo a far salire il pubblico per partecipare alla chiusura dello show. Non c’è che dire una serata “calda” sotto tutti gli aspetti ma con il pubblico felice che lento pede sciama verso casa.
Articolo del
30/06/2005 -
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