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Andare a vedere un concerto al buio è sempre un rischio calcolato che diventa però responsabilità oggettiva quando si coinvolgono nell’impresa due incauti amici. I Nouvelle Vague, come vengo a scoprire pochi minuti dopo l’entrata al Circolo degli Artisti, sono invece una realtà affermata del nuovo panorama musicale francese indipendente e vendono anche un sacco di dischi. Per inquadrare ancora meglio la situazione, il gruppo si presenta con grosse credenziali: ottime recensioni discografiche, discreto seguito anche in Inghilterra (un miracolo per loro che sono francesi d’hoc) ed una serie di definizioni che non fanno capire molto su quello che potrà accadere sul palco da lì a pochi istanti. Bossanova? Lounge? New Wave in formato acustico? Prendete questi tre elementi, immaginate che qualcuno sia capace di metterli insieme abilmente e provate a materializzare due fatate voci femminili che disegnano suoni accompagnate da un ritmo latino. Questi sono in sostanza i Nouvelle Vague al primo ascolto. Un ensemble gradevole che però riserva subito qualche sorpresa. Dietro la patina di una raffinata bossanova si nascondono, in serie, le hits più accattivanti del periodo Post Punk-New Wave. I Nouvelle Vague si esercitano in rifacimenti di pezzi creando una selezione senza sosta di un repertorio attinto dai gruppi che hanno caratterizzato gran parte della musica anglosassone degli anni '80. "Love Will Tear Us Apart" dei Joy Division, "Just Can't Get Enough" dei Depeche Mode, "Guns of Brixton" dei Clash, "Love Song" dei PIL, ma anche canzoni epiche dei Tuxedomoon, Dead Kennedys, Sisters Of Mercy, Cure, Modern English, The Undertones, Killing Joke e The Specials. Il gruppo francese si esercita in una serie di remake senza soluzione di continuità. Ecco che la vicenda di questo concerto “al buio” incomincia a chiarirsi: i Nouvelle Vague hanno ripreso grandi successi degli anni ottanta e li hanno mescolati con il supporto di due voci femminili che danno un impronta pop contemporanea a questo juke-box raffinato ma, a mio parere, un pò impazzito. Il live è condito da una serie di immagini in bianco e nero del gruppo proiettate in diretta su uno schermo alle spalle del palco. Ogni trovata non è casuale e nello scorrere dei brani si avvera quella sorta di appiattimento che, considerato il clichè musicale piuttosto standardizzato, era facilmente prevedibile. Nelle retrovie la gente chiacchiera e il concerto si trasforma in intrattenimento. I Nouvelle Vague, per mio conto, si esauriscono al primo break e, approfittando della pausa, mi vado a godere l’aria frizzante di una serata romana dal sapore fortemente pre-estivo. Mi rimane in testa qualche facile ritornello di canzoni che mi hanno accompagnato una ventina di anni fa o giù di lì, e scopro, malgrado tutto, che non è facile sostituirsi ai ricordi originali...
Articolo del
14/05/2005 -
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