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Un curioso spettacolo di “musica contemporanea” ha animato questa fredda serata al Circolo degli artisti. Eravamo venuti per goderci il concerto dei Giant Sand, di passaggio a Roma per promuovere il loro ultimo “Is All Over the Map”, e invece abbiamo dovuto assistere a un’ibridazione “improvvisata” in cui alla musica di Howe Gelb e compagni si è sovrapposto per tutta l’esibizione il chiacchierìo di una massa di imbecilli che stavano in fondo alla sala. Questi, in ossequio forse a qualche dettame delle avanguardie minimaliste, hanno creato un costante e reiterato effetto di “droning” che ha fatto da sfondo alle canzoni eseguite dal gruppo, con grande piacere di chi era lì per cercare di ascoltare “solo” le melodie suonate dalle “Sabbie Giganti”. Gelb è stato un frontman straordinario, capace di alternare momenti più rilassati e trascinanti pezzi rock, e di fare buon viso a cattivo gioco scherzando con il pubblico e gigioneggiando anche quando avrebbe dovuto invece scendere dal palco e andare a spaccare le chitarre (ne aveva tante) in testa agli artefici del “droning” in fondo alla sala. E dire che i Giant Sand stasera hanno suonato con grinta: alcuni brani avevano un piglio quasi punk (“Down on Town”, per esempio, ripescata dal primo album “Valley of Rain”, del 1985), e Gelb e i suoi nuovi compagni sembravano divertirsi un mondo durante l’esecuzione. Il “droning” però era sempre lì, dietro di noi… figurarsi poi durante i pezzi più “notturni” e trattenuti. Comunque, il set proposto è stato emozionante, con canzoni come “Yer Ropes”, “Shiver”, “Napoli”, “Leather”, “Wayfaring Stranger” (quasi una jam) e “Classico”. I musicisti che accompagnano Gelb non ci hanno fatto rimpiangere John Convertino e Joey Burns, e il chitarrista Anders Pedersen con la sua lapsteel ha conferito un’atmosfera sognante ai brani più intimisti e “trattenuti”, e un’aria quasi straniata a quelli più tirati. Gelb, come già detto, è stato eccellente: un artista geniale ed eccentrico, dotato di uno stile chitarristico personalissimo (si vede proprio che gli piace fare gli assoli), che ha dato prova ancora una volta del proprio enorme talento. Peccato per l’effetto “droning”, anche perché Gelb aveva dovuto subirlo anche l’ultima volta che era venuto a Roma, per presentare il suo album “The Listener”. Che si debba aspettare di sentirlo all’Auditorium (ipotesi assai improbabile) per godercelo senza rompicoglioni tra i piedi?
Articolo del
06/02/2005 -
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