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Ci sono pochi ingredienti nella miscela musicale del folle duo norvegese, e sono tutti di altissimo livello. All’apparenza Erlend ed Eirik sono due giovani scandinavi fuori corso che vanno in giro a sbarcare il lunario con un repertorio di meravigliosi pezzi acustici che richiamano alla memoria i grandi songwriters di un passato, anche remoto. Questa coppia di curiosi norvegesi, si è messa in testa di riesumare il sound acustico che attraversa tutta la storia del rock, mescolandolo con una semplicità disarmante. Poca retorica, un ironia disarmante, e la consapevolezza di un set solido e ben condito. Questi gli ingredienti che i Kings of Convenience mettono a disposizione di una platea accorsa in forze nella cornice suggestiva di Villa Ada. Aspettavo questo concerto con la genuina attesa di un adolescente alle prime armi, mi sono piaciuti tutti e due i dischi dei Kings of Convenience, ne ho colto la spontaneità e l’estrema cura. Anche per questo, ho messo da parte il solito spirito critico di chi va a vedere il suo mille e cinquecentesimo live. L’atmosfera è surreale, all’inizio del concerto un sedicente rappresentante del gruppo invita tutti a sedersi, avverte che i bar saranno chiusi e chiede che, in considerazione del set ultra acustico, sia fatto un po’ di silenzio. Non ci sono proteste, anzi, il pubblico under trenta di Villa Ada accetta con disciplina militare un invito che in altri contesti avrebbe provocato la rivolta civile e fischi all’inverosimile. I Kings of Convenience sono, come avevo subdorato, pienamente consci dei propri mezzi. Snocciolano un inizio in sordina con due brani dell’ultimo “Riot on an empty street” e creano, in questo modo, le condizioni per un crescendo ben congeniato. Il set è ridotto all’osso mentre l’apparente imbarazzo tra un pezzo e l’altro è una scusa per sciogliere un ghiaccio che è solo apparente. I primi accenni di Singing softy to me (dal primo "Quiet is the new loud”) fanno entrare nel vivo il concerto. Sul pubblico di Roma cala un incantesimo acustico, e per una buona mezz’ora ci si può rilassare come se si stesse nel salotto di casa, davanti al camino, con la neve che cala copiosa nell’inverno scandinavo………… In realtà l’aria umida di una notte romana di mezza estate viene scossa dall’annuncio di Erlend: singori, questo è l’ultimo pezzo. Non è passata un’ora dall’inizio del live dei Kings of Convenience, ma il tempo è molto relativo quando c’è di scena un repertorio acustico. “I’d rather dance with you” conclude idealmente il concerto. Qualche composto mugugnio riporta i due scapigliati norvegian sul palco, i conti non tornano. Il tempo per due altri brani, e la serata si conclude con l’imperiosa “Winning a battle, losing the war”. La folla incassa il colpo e si dirige composta verso l’uscita. Adesso comincia la notte romana, dopo una buona dose di messa cantata. Siano lodati i Kings of Convenience.
Articolo del
19/07/2004 -
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