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Non c’è nulla di cui stupirmi, l’avevo pensato fin dal primo ascolto… “ecco un gruppo veramente interessante da seguire”… Tenendo fede ai miei buoni propositi decido di andare a vedere i Muse in concerto al Mazdapalace di Milano. Palazzetto piuttosto gremito, arrivo giusto un attimo prima che il gruppo di supporto, i Cave In, cominci il proprio set e devo dire che i ragazzi scaldano per bene gli animi dei presenti, alternando ritmiche dure e decise sottolineate dalla voce roca e urlata del bassista a quella decisamente più melodica del cantante. Come era facile prevedere, all’entrata in scena dei Muse esplode l’ovazione del pubblico e il gruppo comincia regalando “Apocalypse Please” con il cantante/chitarrista/tastierista Matthew Bellamy dietro una tastiera oserei dire psichedelica. Inutile dire che il livello di delirio raggiunto nei pressi del palco è a dir poco esagerato, tutta la carica del basso di Chris Wolstenholme e della batteria di Dominic Howard si uniscono al carisma e alla voce pazzesca di Matt e il risultato è che mi ritrovo saltellante e sballottata a destra e a sinistra per pura inerzia. Dopo qualche canzone passata in questo stato di semi-incoscienza, i tre ci concedono un momento di respiro con “Sing For Absolution” e “Citizen Erased” e nell’ipnotico finale di quest’ultima ecco che sugli schermi dietro al palco vengono proiettate immagini di un tramonto surreale… giallo, arancio, rosso, viola, blu e subito dopo il viaggio ricomincia con “Space Dementia” mentre immagini di uno spazio siderale pieno di stelle e costellazioni viene alternato all’inquadratura delle mani di Matt che viaggiano come dotate di vita propria sulla tastiera. Ma la tregua è breve; dopo Endlessly ricomincia la carrellata di pezzi tirati a mille, tutti tratti dagli album precedenti tra cui “Feeling Good”, “Sunburn”, “Muscle Museum”, “Plug In Baby” e “Bliss”. Ma le sorprese non sono finite. Dai lati del palco spuntano dei grossi palloni bianchi pieni di coriandoli che il pubblico si diverte a passare avanti e indietro e, perché no, a scoppiare provocando una candida pioggerella nei dintorni. I Muse suonano praticamente quasi tutti i brani dell’ultimo album “Absolution” e l’unico rammarico, seppur piccolo, è che nell’ora e mezza di concerto sono state sacrificate canzoni che ritengo bellissime come “Showbiz”, “Uno” e “Micro Cuts”. Anche il finale, con tanto di lancio di coriandoli che piovono dall’alto sul pubblico è tutt’altro che pacchiano, data la forza del basso e della batteria che dal pavimento sale fino a farmi vibrare le ginocchia e gli acuti e i riff di chitarra di Matt che si contorce sul pavimento. Mi ha davvero entusiasmato un concerto così ricco di forza ma anche così scenografico da un gruppo che sicuramente non è tra i più conosciuti in Italia e soprattutto mi ha stupito il fatto che tutto il pubblico del Mazdapalace abbia cantato non solo il ritornello ma le strofe e, addirittura, abbia cercato di seguire gli acuti di Matt non solo su canzoni note come “Time Is Running Out”, ma quasi per tutta la durata del concerto. Al diavolo chi mi diceva che non sarebbe stato facile per un gruppo così giovane e da pochi anni sulla scena rock reggere il palco: “in fondo sono solo in tre, vedrai, in studio sono una cosa ma dal vivo resterai delusa..” sapete cosa vi dico? Per quanto mi riguarda è tutto il contrario, è ciò dimostra la mia tesi… teneteli d’occhio, ne vale la pena!
Articolo del
31/10/2003 -
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