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Paul Weller
Paul Weller live @ Estragon - Bologna, 15 ottobre 2008
Bologna
15/10/08
di
Riccardo Manieri
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In Inghilterra è una divinità. Ha premi alla carriera. Ha un passato tra mod-rock ‘79 e pop/soul da cui molti gruppi oggigiorno prendono spunto. E pian piano inizia ad avere un seguito più che buono anche in Italia. Signori e signori: Paul Weller.
E’ un Estragon gremito quello che accoglie la seconda apparizione annuale del Modfather (la prima si era tenuta lo scorso luglio a Milano). Parka, Fred Perry e magliette dei Jam colorano il pubblico bolognese. Non ci vuole tanto a capire che l’ex-Jam è in forma smagliante stasera: salti, pugni al cielo e saluti in italiano faranno da contorno a tutta l’esibizione. “Peacock Suit” apre le danze. Vecchi brani come “Out Of The Sinking” e “From The Floorboards Up” sono affiancati da altri contenuti nell’ultimo lavoro, “22 Dreams”. “All I Wanna Do (Is Be With You), “Have Your Made Up Your Mind” e la stessa “22 Dreams”, infatti, sono un ulteriore prova che il concept-album, realizzato da poco, è di grande eleganza e confermano i pareri positivi della critica in merito ad un disco fatto per il piacere di fare musica e di rimettersi in gioco nonostante un artista come Weller non debba dimostrare più niente a nessuno. Tra una sigaretta ed un bicchiere di birra, Weller ripropone anche “Shout To The Top” che rinvigorisce gli “stylecounciliani” accorsi. Poco dopo si accomoda al pianoforte per eseguire “You Do Something To Me” e “Wishing On A Star”. Lo scroscio di applausi che ne consegue è interrotto dalle note di “That’s Entertainment” che il pubblico canta anche a brano terminato portando avanti il ritornello fino al “Grazie” di Weller. La parte finale del concerto vede il classico misto tra passato e presente; così, oltre a “The Changingman” viene proposto anche il singolo “Echoes Round The Sun”. Il finale è riservato prima alle note di “Wild Wood” e poi al delirio di “Town Called Malice” che chiude in bellezza un'altra ottima prova di Mr Paul Weller. Che dire. Applausi per chi a cinquant’anni suonati riesce a portare sul palco questa classe affiancata da una carica modernista propria di un artista senza tempo.
Articolo del
26/10/2008 -
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