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(foto di Beatrice Ciuca)
Quello dei DITZ non è solo post - post - punk, etichetta spesso erroneamente affibbiata alla band. I DITZ si spingono da sempre oltre quel confine troppo stretto per definire il loro sound, puntando l'acceleratore molto più al di là di quello stesso suono.
I DITZ sono i generi musicali più feroci che si amalgamano tra loro, all'interno di un vortice difficilmente classificabile in un unico filone ritmico. Sono il noise più fragoroso e bellicoso che naviga tra le acque di una attitudine hardcore più ruvida e scogli sonori di post-hardcore “più morbido”. Sono quelle chitarre abrasive che spesso sembrano destrutturare sinfonie nella forma della distorsione e del feedback.
Dal vivo il loro mood sonoro è ancora più viscerale e fisico, ed è quest'onda travolgente e selvaggia che ha incendiato il palco del Monk, nella loro prima tappa del tour europeo. La band on stage, dopo l'apertura con l'energia contagiosa e hardcore dei Jennifer in Paradise, è materia viva che esplode tra le note, che frantuma le distanze tra pubblico e palco in un rituale in cui il suono diviene sudore e corpo unico.
Cal Francis è l'emblema della vertigine, che stordisce e appaga, che fa ripetuti stage diving e offre da bere al pubblico come una baccante con in mano l'elisir del disordine. È l'energia, in minigonna di jeans, maglietta a fiori e Dr. Martens, che attorciglia il filo del microfono all'Americana. È il ghiaccio gettato sul pubblico o sui piatti della batteria per mitigare l'incendio del suono. È il linguaggio della sua voce sempre perfetta e oscura, mentre sghemba, con intensità corrosiva, canta quei testi che abbracciano le ansie e il disagio del mondo intero.
Dietro di lui la band lo accompagna con vigore e precisione ritmica al millimetro. Il basso di Caleb Remnant vibra poderoso, la batteria di Sam Evans, a torso nudo, scava caustica i battiti del suono e le chitarre di Anton Mocock e Jack Looker disintegrano il palco di riff.
La setlist è carica di energia e abbraccia entrambi i due album “The Great Regression” del 2022 e “Never Exhale” dello scorso anno, tra il mosh del pubblico che verso la fine del live, con un gesto di Cal Francis, viene fatto abbassare fino a terra per poi saltare in piedi nel momento di climax maggiore. Si susseguono così vorticosamente “No Thanks, I’m Full”, “Ded Würst”, “The Warden”, “hehe”, “I Am Kate Moss dal primo disco e “Four”, “Taxi Man, “Senor Siniestro”, “The Body As A Structure”, “God on a Speed Dial” e “Space/Smile” dal secondo. "The Last Chance to Dance!" urla Francis prima dell'ultimo brano e tutto finisce tra il sudore e il pogo più forsennato.
I DITZ dal vivo sono adrenalina pura che volge la sguardo alle voragini più profonde del suono. Sono l'anarchia e il caos che solo la libertà di essere, e di suonare, sa dare.
Setlist V70 Taxi Man Four God on a Speed Dial Space/Smile The Warden Ded Würst hehe Teeth Clocks Play Señor Siniestro I Am Kate Moss Instinct The Body as a Structure Riverstone Seeking Arrangement No Thanks, I'm Full
Articolo del
12/04/2026 -
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