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The Notwist
Live @ MONK, Roma ‒ 17 aprile 2026
di
Andrea Salacone
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A un non adepto del gruppo l’impressione suscitata dall’esibizione dei Notwist si può riassumere in due aggettivi: bravi, creativi. Dal vivo, però, l’elettronica e le apparecchiature usate per ottenere i suoni che rendono originali le loro canzoni sembrano fronzoli.
Tra l’altro, l’impossibilità oggettiva di rendere udibili e valorizzare sfumature musicali prodotte da strumenti quali flauto, bassotuba e una sorta di sonaglio, in un concerto incentrato su chitarre elettriche, basso, batteria e tastiere, ci ha fatto pensare che se si fosse liberato il palco di metà dei dispositivi utilizzati dal complesso la performance non avrebbe perso un briciolo di efficacia.
Insomma, dell’agglomerato sonoro sperimentale che ha reso celebri i Notwist ciò che sembra funzionare alla perfezione durante l’esibizione è la componente più influenzata dall’intensità emotiva e dai ritmi incalzanti dell’“indie”, non quella elettronica.
Numerosi i pezzi da ricordare: gli arpeggi e la struttura di “Teeth”, tra Yo La Tengo e Dinosaur Jr; momenti vibranti quali “X-Ray”, “Pick Up the Phone” (con un riff esemplare) e “Agenda” (eseguita in trio, sfoggia le radici punk-rock della band).
In “Where You Find Me” echi dei Devo e ruolo cardine assunto da xilofono, sax e tastiere. “One With the Freaks” è bellissima, anche se assomiglia un po’ troppo a “Inbetween Days” dei Cure..
Altri episodi non convincono: “Snow” è scialba; “Into Another Tune”, lunga divagazione strumentale, e “Pilot”, con i membri del gruppo a smanettare con le apparecchiature per manipolare i suoni, paiono fini a sé stessi e anacronistici.
I momenti più entusiasmanti i Notwist li offrono con la malinconia di “Gloomy Planets”, che si irrobustisce nel finale, con la delicatezza di “Who We Used to Be” e con “Silver Lines” e la sua alternanza di quiete e irruenza.
L’impetuosità e i cambi di tempo di “This Room” sono grandiosi, e la coda assordante col sax stridente sconfina nel free jazz. “Gravity” conferma senza ombra di dubbio che ci si trova di fronte a un gruppo straordinario, capace di creare sonorità poderose e articolate e al contempo ricche di sfumature. Un caleidoscopio di melodie che, sfrondato degli orpelli sperimentali, emana un fascino irresistibile.
(la foto è di Paolo D'Intino)
Setlist 1. Teeth 2. X-Ray 3. Where You Find Me 4. Ship 5. The Turning 6. Pick Up the Phone 7. Gloomy Planets 8. One With the Freaks 9. How the Story Ends 10. Snow 11. This Room 12. Agenda 13. Who We Used to Be 14. Silver Lines 15. Into Another Tune Encore: 16. Pilot 17. Gravity
Articolo del
21/04/2026 -
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