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Il ritorno romano della coppia danese coincide con la presentazione del loro ultimo album “Lust Lust Lust”, pubblicato con l’etichetta indipendente Sleeping Star ed è uno degli appuntamenti invernali più attesi nella programmazione del “Circolo degli Artisti. Qualche ora prima del concerto, in attesa del soundcheck, abbiamo incontrato la bellissima e straordinariamente timida Sharin Foo che ci ha concesso questa intervista:
Puoi raccontarci come sono stati gli inizi della vostra avventura musicale, come vi siete formati e la scelta di chiamare la band Raveonettes? La band si è formata nel 2001 quando Sune è tornato dagli Stati Uniti dove ha viaggiato e vissuto a Los Angeles, Seattle e New York e ha scritto molte canzoni ed è tornato in Danimarca con molte idee da cui partire e poi sviluppare. Poi mi ha contattato e mi ha spiegato l’idea di fondare una band composta da un ragazzo e una ragazza locali. Dal momento in cui abbiamo iniziato ci siamo accorti subito che era una buona combinazione, poi il nome scelto fa riferimento ad una canzone di Buddy Holly, ”Rave On” mentre “ettes” deriva dal nome di una band di ragazze.
Cercherò di essere obbiettivo in questa intervista poiché sono decisamente un estimatore della vostra band sin dagli esordi dell’Ep “Whip It On”, è un caso che mi sono tornati davanti prepotentemente quei suoni presenti in alcuni flashback del nuovo disco anche se in una nuova forma decisamente più articolata e più energica? Sì è vero, ma in una nuova forma e allo stesso tempo crud, ironico e intenso, minimalista e “noise” ma è anche molto differente nel complesso, e io penso a quelle persone che ritengono sia più vicino a quelle canzoni scritte da noi agli esordi anche se “Pretty In Black” è stato registrato in maniera diversa con suono molto più organico e in uno studio più grande, senza il particolare utilizzo di chitarre distorte che invece sono la caratteristica principale del nuovo lavoro che si può definire un pop/noise album. Se “Whip It On” era energico in “Lust Lust Lust” c’è ancora più intensità ed energia ma è molto introspettivo mentre il primo era decisamente un “party album”.
E’ vero che avete registrato l’album nel vostro home studio? L’abbiamo registrato in entrambi gli studi di New York e L.A. in quanto viviamo in posti differenti ora.
I brani contenuti in “Lust Lust Lust” sembrano essere stati scritti con più attenzione verso la melodia, mi sembra però una grazia apparente che nasconde un forte senso di scontentezza e che maschera i temi più scuri e crudi contenuti nei testi, è forse questa la sensazione che volevate trasmettere? E’ decisamente ed in qualche modo un lavoro molto più personale, fatto di struggimenti interiori e servito per far funzionare le cose e io penso che sia il frutto di una ispirazione legata al vissuto piuttosto che ai momenti felici.
Ho trovato nella frase “I fell out of heaven to be with you in hell”, con cui inizi il brano “Lust”, una forte sottolineatura verso quei sentimenti di passione e sofferenza quasi carnale presenti in buona parte dei testi nelle canzoni del nuovo disco Sì, (e poi si fa una bella risata) l’altro giorno qualcuno mi stava chiedendo se fossimo religiosi (continua a sorridere e ci pensa un attimo), forse è una domanda che suona tipicamente italiano, in effetti quello che dici è vero, c’è dentro una sorta di sentimento molto forte, passionale (sorride per l’ennesima volta) e drammatica.
Una delle mie canzoni preferite “With My Eyes Closed” dà l’idea di un cuore pulsante che si trova nel pieno di un viaggio verso il lato oscuro dell’anima, qual è stata la tua di sensazione quando l’hai scritta? Si, “With My Eyes Closed” è una specie di canzone molto tradizionale e in cui io credo molto ed anche una sorta di break-beat con una batteria campionata simile a quella di “Aly Walk With Me” ma con maggiori riferimenti all’hip-hop e all’r’n’b.
La scelta di intraprendere una nuova avventura lasciando il rapporto che vi legava alla major con cui avete fatto i precedenti album è dovuta al fatto che nella nuova era digitale, con i nuovi strumenti legati al web ci sono tante altre opportunità oppure è per altri motivi? E’ stata una scelta molto naturale da fare a quel punto, devo dire che ci siamo trovati bene con la Columbia Records e i suoi collaboratori ma adesso ci sentiamo in grado di poterci prendere maggiori responsabilità e di poter condurre il gioco e controllarlo. Voglio dire, abbiamo sempre lavorato così, siamo sempre stati aperti alle nuove tecnologie, abbiamo utilizzato My Space per farci conoscere in questi ultimi anni dalla comunità web.
Un cambio dovuto anche ad un approccio diverso nella vostra musica? Sì.
Insomma non un cambio ma un nuovo inizio? Sì decisamente una nuova partenza...
Nella corrente scena musicale quali band ti senti di consigliare? Nell’attuale scena musicale io apprezzo molto i Liars, gli Autolux di Los Angeles, Black Angels, Panda Bear e Warlocks per citarne alcuni, ma in generale gran parte della scena indie e elettronica.
Tre parole per riassumere "Lust Lust Lust"? sorridendo Sharin ci risponde ovviamente “lust lust lust to sum up” ma improvvisamente si fa seria e pensierosa, abbassa lo sguardo, si assenta con la mente e dopo una decina di secondi quasi arrossendo torna a parlare ma riesce a dire solamente “a sense of darkness devastating, devastating... Yes, devastating". A questo punto mi sento un po’ in difficoltà e allora le chiedo: Però dal modo in cui ci hai raccontato questa esperienza ora mi sembra che tu stia attraversando un periodo abbastanza felice?
“Sì sono felice”... altri due secondi, rialza lo sguardo e finisce dicendomi “I’m pretty happy...” Grazie Sharin per la sincerità e per la tua dolcezza!
Articolo del
18/02/2008 -
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