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Eccoci qui, a una delle serate dell'oramai ultraventennale Romaeuropa Festival (REf) in cui il Maestro produttore e manipolatore di suoni della techno di Detroit (come retoricamente lo si appella), il quasi cinquantenne Carl Craig suona dietro alla sua consolle, accompagnato dal pianoforte del lussemburghese Francesco Tristano e dal Versus Synthesizer Ensemble composto dai quattro tastieristi Kelvin Sholar, Agita Rando, Christoph Adamse e Greg Burk. La techno incontra il pianoforte e un coro di tastiere nel tempio musicale romano: imperdibile, seppure le gallerie laterali della Sala Sinopoli rimarranno parzialmente vuote.
Premessa, sull'essere di parte, poiché ho personalmente apprezzato 'Versus', lavoro uscito questa primavera per l'etichetta InFiné, e seguo da tempo le peripezie soniche del duo Craig-Tristano, ma anche le contaminazioni classica/elettronica che da anni attraversano i mille mondi sonori che ci circondano, da Moritz Von Oswald a Jeff Mills, sono stato assai felice della serata romana. Certo non iniziata nel migliore dei modi, poiché il pianoforte di Tristano non era amplificato, con conseguente intervento di due fonici e, in ogni caso, purtroppo, il suono analogico del pianoforte a coda rimarrà in parte soffocato anche dopo l'intervento. E certo non si conclude in modo eccellente, poiché sul finire i pur non brillantissimi visual proiettati alle spalle di Craig scompaiono e poi il concerto termina un po' troppo presto, un'ora e dieci minuti molto, molto scarsi. Considerando che alle spalle i nostri avevano anche la collaborazione nel disco di Tristano del 2010 'Idiosynkrasia', si poteva suonare un poco di più.
Ad ogni modo il nostro Carl Craig con cappello a falde larghe domina il palco da sapiente Maestro di cerimonie, introduce il piano di Tristano e dirige il suo ensemble miscelando il meglio di quanto già sentito nelle sperimentazioni di questi anni. Così tra Darkness e Technology ecco un continuum di fondo da oscura sinfonia epica, loop in differenze e ripetizioni che evocano Philip Glass e Wim Mertens, incisi digital-sintentici ripresi dalla tradizione Kraftwerk, la cassa dritta che al momento giusto spinge in avanti, in fuga, con il piano ad inseguire. E sugli spalti le teste che si muovono, non potendo i corpi, seppure al bis, mentre il nostro Maestro scende a salutare empaticamente le prime file di (in realtà immobili e forse un poco attempati e interdetti) spettatori, a lato si alzano gruppetti in danza.
E allora ci viene in mente di azzardare una proposta forse troppo eretica al saggio e sempre più ricco di serate e anche arguto Romaeuropa Festival. Premetto che credo sia difficile fare sold out tutte le sere per un festival concentrato in meno di due mesi e mezzo (dal 20 settembre al 2 dicembre), stando anche a un paio di battute laconicamente romane orecchiate tra l'Argentina e l'Auditorium nelle ultime occasioni, del tipo “qui diventa un lavoro incastrare le serate degli abbonamenti che abbiamo fatto”, oppure “mi sa che devo fa' il mutuo pe' vedemme tutto”. Allora perché non ipotizzare, magari proprio a partire da concerti come questo, che sapientemente uniscono “elettronica” e “classica”, di riservare una parte delle gallerie, l'altra sera appunto semivuote, quelle laterali, ad una sorta di “settore famiglia” nel quale poter accompagnare a prezzi ridotti e convenzionali i pargoli oramai anche belli cresciuti che molti degli affezionati spettatori cresciuti con il REf si ritrovano in giro per casa, spesso invasi da elettronica pop e del tutto a digiuno di splendide contaminazioni del genere visto stasera? Insomma si potrebbe pensare a una fascia familiare aperta under-29, inclusa di uno o due grandi che accompagnano, ma anche quattro considerando eventuali nonni, zie, per accontentare tutti i genitori (cioè io, noi!) e prendere tutta quella fascia di ragazzi che spesso sono sospesi tra studio, lavoro, formazione o nessuno dei tre (le generazioni NEET Not in Education, Employment or Training, direbbero i tecnocrati) e invece di portarli solo allo stadio (dove i settori famiglia esistono da tempo) poterli condurre anche nei templi dorati delle nostre passioni soniche.
Intanto, venerdì 13 e sabato 14 REf prosegue con un'altra serata notevole, Godspeed You! Black Emperor in The Holy Body Tattoo, all'altro Auditorium, quello della Conciliazione.
ps: Aggiungo che mi candido volentieri a fare da cavia promotrice per una sperimentazione del “settore famiglia”, ecco, qualora servisse un “movimento dal basso” per invogliare. In ogni caso: sempre lunga vita al Romaeuropa Festival! (che ci accompagna da quando facevamo l'università...).
Articolo del
16/10/2017 -
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