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Siena Root
Siena Root live @ Sinister Noise – Roma, 8 marzo 2012
Roma
08/03/2012
di
Giuseppe Celano
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Quando si arriva al Sinister Noise ci si sente come a casa, vuoi perché girano facce amiche, o perché il locale e il suo arredamento hanno un fascino indiscutibile. Ma soprattutto perché il locale propone i concerti di nicchia più interessanti del genere hard‘n’heavy.
Questa sera tocca ai Siena Root, band in circolazione da 10 anni ormai e targata Transubstans Records, etichetta che assolda ottime band 70's-oriented. Dopo un paio di vini rossi ci avviamo verso le ripide scale del locale mentre i Siena Root sono appena saliti sul palco. Dopo un rapido sguardo in giro il sorriso da ebete si piazza sulla faccia con nessunissima intenzione di muoversi da li. Testate Vox, cassa batteria 22 (probabilmente Ludwig), pedali quanto basta e gong dietro le pelli. Loro: batterista biondo, magro e con gli occhi come due fanali antinebbia, al basso una versione giovane di King Buzzo con capelli alieni (Plutone forse). Al centro la cantante, una dea dal manto rosso e dal fisico possente, fornita di curve pericolose, alla cui sinistra appare il chitarrista con barba e pizzetto in evidenza, lunghi capelli biondi e ciabatte (vince 3-0 a tavolino). In pochi minuti sessanta anime sono letteralmente rapite dal suono di questa band che mischia la psichedelia all’hard rock in The Summer Is Old, passando per ritmiche tribali, raag jog e organo scintillante. Nell’orientaleggiante In The Desert si sfruttano alcuni passaggi à la Jethro Tull mentre nella successiva Good And Bad emergono potentissime esplosioni lisergiche. Nella sala imperano l’headbanging collettivo, le orecchie sanguinanti e “dajè” urlati al ritmo muscolare di Dreams Of Tomorrow. Le potenti cavalcate ci riportano indietro di quattro decadi, fiondandoci in una realtà che non abbiamo mai vissuto e che possiamo solo provare ad immaginare. La pioggia di assoli nella guerra aperta fra Fender Stratocaster bianco-nera (no, la Juventus non c'entra nulla!) e organo viene addolcita dai vocalizzi cristallini. Anche se leggermente penalizzata dal volume, la singer non arretra neanche di un centimetro imponendosi in questo concerto al fulmicotone. Dopo l’ultimo brano il pubblico non ancora pago di questa tempesta magnetica, chiede a gran voce un ulteriore prova di forza. I Siena Root non si fanno pregare regalando due encore, uno acustico e l’altro elettrico, per altri 15 minuti di puro piacere sonico. Intanto quelli più furbi si sono precipitati al tavolino del merchandise, i vinili si assottigliano mentre la band firma autografi, stringe mani e si fa scattare qualche foto.
Quale sia la vostra idea di paradiso non lo so, ma di certo so qual è la mia e s’avvicina molto a questa serata.
Articolo del
10/03/2012 -
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