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Artista concettuale ma non per questo priva di ironia, Laurie Anderson si è sempre mossa con leggerezza all’interno della scena del rock sperimentale e dell’elettronica. Donna curiosa ed intraprendente ha giocato con la tecnologia, si è misurata con tutte le modulazioni possibili della sua voce e ha trasformato i suoi concerti dal vivo in altrettante installazioni multimediali che mescolano poesia, musica, design e teatro d’avanguardia.
Non fa eccezione Delusion, l’attesa performance di questa sera, dove un impianto scenico ricco di elementi minimalisti si fonde con una espressività di natura onirica, e dove il senso del tragico - dovuto alla recente scomparsa della madre - viene come addolcito dal ricorso ad atmosfere sospese, frutto di una sorta di incanto elettronico, che rendono quasi accessibili misteri ancestrali. Delusion contiene alcune composizioni tratte da Homeland il suo ultimo album, ma un’artista completa come Laurie va ben oltre la dimensione di un album. E’ un progetto diverso, in cui la Anderson ci offre molto di più : riesce a mettere insieme infatti quotidianità e mito, violino elettronico ed immagini mozzafiato. E’ una riflessione amara sulla vita, sulle incongruenze del linguaggio, sulla memoria, sull’identità, sul senso di appartenenza e sulla morte. Laurie Anderson è semplicemente terrorizzata dal fatto che noi affidiamo alle parole la maggior parte della conoscenza del mondo. Non può essere così, non basta. Delusion è un monologo, fatto anche di esperienze personali, altamente drammatiche, come quella del difficile rapporto con la madre, ben evidenziato nel testo di Thinking Of You, una slow ballad elettronica, raffinata ed intensa. “Si muore tre volte” racconta Laurie Anderson “La prima è quando il tuo cuore non batte più, la seconda è quando ti seppelliscono sotto terra, e la terza è quando senti pronunciare il tuo nome per l’ultima volta”. Laurie si muove con agilità all’interno dei confini espressivi della sua musicalità, ma non si sottrae al fascino delle forme. Ha sempre odiato i rettangoli, ad esempio, ma sono delle forme così comuni che troviamo davanti ai nostri occhi ogni giorno, dal monitor di un computer ad una scrivania. Allora inserisce installazioni rettangolari anche sulla scena, ma gli dona conforto attraverso rivestimenti e giochi di luce particolari. Lei donna, dalla voce morbida e sussurrata, si rende conta che in certe occasioni questa dimensione è insufficiente. E’ attratta dal corrispettivo maschile e - grazie all’elettronica - ci offre momenti in cui la sua recitazione acquista una cadenza più marcata ed autoritaria. Su Another Day In America la Anderson si occupa di politica, e si trasforma in una sorta di “voce della coscienza” dell’America pensante, che riflette sul suo ruolo nel mondo, come superpotenza internazionale, sia dal punto di vista militare che economico. Laurie adora mischiare le carte, camuffarsi, giocare con la sua stessa identità. Su Bodies In Motion ci racconta infatti come i nostri corpi siano in realtà in continua trasformazione e che i concetti di bene e male non esistono in natura, così come la sofferenza.
E’ davvero incantevole lasciarsi andare, come in un sogno, ascoltando le citazioni di Laurie, moderna storyteller che apre continuamente dei nuovi varchi di verità nelle nostre riflessioni. “Se mettiamo insieme le ore di sonno della nostra vita” afferma la Anderson “Arriviamo ad una media di circa 20 anni. Sarà pure successo qualcosa in quegli anni...” E lei ce lo racconta con una leggerezza, una saggezza e una grazia che appaiono sconfinate.
Articolo del
06/12/2010 -
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