|
Grinderman, l'ultimo nato di Nick Cave sembra proprio tornare agli esordi, ai suoi primi album e performance.
Lo show di Roma si svolge all'Atlantico Live che, anche se non pienissimo, vede la presenza di un buon numero di appassionati e fan sfegatati. Il lavoro fatto sul progetto Grinderman è chiaro: torniamo alle origini da rock psichedelico, che si unisce in alcuni momenti ad un sound più garage, in altri a quello puro del blues tanto caro a Nick Cave e ai suoi Bad Seeds. E' chiaro come la performance live di Grinderman lasci tutti un po' spiazzati. Avevamo sentito Nick Cave And The Bad Seeds proprio a Roma qualche anno fa durante il tour di Dig Lazarus Dig, ci era apparsa una band leggermente rivisitata, fuori i grandi classici e dentro più che altro un'anima folk rock che sul palco era rappresentata dai baffoni di Cave e gli stivali della band. Ora con Grinderman il quartetto sembra aver voluto ingannare il pubblico “facciamo un nuovo progetto tornando alle origini”. Ed è così che si è costruito uno spettacolo entusiasmante; le sonorità di Grinderman sono voraci, ruvide e feroci nelle orecchie di chi ascolta. I pochi momenti di riflessioni sono dati da due ballad blues che Cave dedica prima a “Fransesca” e poi a “Erica”, chi siano solo lui lo sa.
Dopo l'introduzione di Mickey Mouse And The Goodbye Man, Cave racconta che a Milano gli è caduta la chitarra su un piede e che quindi non potrà ballare lascivamente come suo solito, ma, a quanto pare, se ne scorda intorno al terzo brano cominciando a saltellare qua e là sul palco, ad incastrare cavi di microfoni un po' ovunque con il backliner che lo seguiva passo passo nel tentativo di non farlo ammazzare inciampando chissà dove. Insomma, Nick non si tiene mai nulla dentro, vuole dare tutto e di più al suo pubblico e lo ha fatto, con stile e un'energia che riconosciamo essere di un grande artista e di una grande formazione musicale, tanto in Grinderman quanto con i Bad Seeds. Quello che piace molto di questo concerto è l'atmosfera musicale, l'acidità della psichedelia, raramente riprodotta così bene come con Grinderman, permette di essere portati in strati di tonalità allucinogene, con effetti onirici e permeanti, bilanciati dal sound garage che va a graffiare questo trip con scricchiolii e fresate che riportano tutti con i piedi per terra. Nick Cave ci lacera e poi ci lecca le ferite, ci culla e coccola e poi ci sbatte direttamente al fondo dell'inferno, la sua maieutica è tutta per il pubblico e la gente lo sente e lo ama; questa magia, ad oggi, è una delle più straordinarie, una magia che sono rimasti in pochi a saper riprodurre così ad arte e genuinamente.
Quando chiude con Grinderman, veniamo totalmente inebriati dalla loro anima musicale e quasi non ci si accorge che il concerto è finito e che, questa volta, stanno salutando veramente, dopo un'ora e mezza di live. Certo non sono più le due o tre ore a cui si era abituati con Nick, ma, in fondo, anche quest'ora e mezza ci lascia assolutamente soddisfatti e rianimati. Quando la musica può ancora così tanto, allora ci si ricorda quanto sia importante la sua esistenza nella vita degli esseri umani e questo Cave, pervertito /paranoico /folle, lo sa e credo che nessuno lo potrà dividere dal suo pubblico e dalla sua musica fino alla fine. Perché, in fondo, ognuno di noi vuole essere guarito da lui.
Articolo del
10/10/2010 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|