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Ibrahim Maalouf è nativo di Beirut ma il paese che lo ha cresciuto è la Francia, dove ha tuttavia acquisito anche la cultura del proprio paese di origine, a cui sembra fare ritorno con questo ”Diasporas”. Il suo album di debutto è infatti un mix tra jazz, wolrd music e nello specifico quella araba dal sapore tutto orientale. “Diasporas” racconta in 11 tracce un percorso sensoriale che va dai cafè parigini ai bazar d’oriente, odore di brioche e spezie che si fondono tra di loro, il tutto insaporito con delle vene elettroniche in alcuni punti e pop in altri. L’album scorre piacevolmente in una mistura di percussioni, sitar (chitarra araba), kamanjah (violino arabo), e mizmar (flauto arabo). Le ‘mille e una notte’ di questo disco vengono arricchite dall’uso tipicamente jazz della tromba, vero protagonista dei pezzi in stile più occidentale. È proprio la tromba il punto di forza di Ibrahim Maalouf che si è affermato in tutta Europa grazie a questo strumento, ricevendo premi e riconoscimenti. “Diasporas” racconta un mondo vicino, quello mittle europeo, e un mondo lontano, quello arabo, pieno di tutte le sue suggestioni, di cui Maalouf fa uso sapiente cercando di avvicinare le terre del sole e del deserto all’orecchio occidentale. Un album che genera uno scambio culturale ben riuscito e che potrà essere apprezzato sia dagli amanti del jazz tradizionale quanto dagli amanti della world music, da occidentali e orientali, in un incontro felice che troppo spesso nella realtà quotidiana non avviene. Forse, è proprio nella musica, e grazie ad essa, che due culture, quella occidentale e quella araba, che stanno vivendo forti tensioni, possono trovare un momento di congiunzione, condivisione e comprensione delle proprie bellezze e diversità. “Diasporas” non a caso utilizza un termine di origine greca che definisce la fuga costretta di un popolo dal proprio paese e il suo disperdersi nel mondo, come Maalouf è stato costretto a lasciare il Libano a causa della guerra; sembra quasi riporsi nell’incontro con nuove culture e nell’accettazione delle diversità l’augurio di Ibrahim Maalouf alla fine dell’ascolto del suo “Diasporas”.
Articolo del
27/04/2010 -
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