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Difficile inquadrare il secondo lavoro dei b> che è quasi un invito a non credere alle facili apparenze, a partire dal titolo, ma anche una riflessione sulla percezione personale di inadeguatezza esistenziale, nell’attuale momento storico.
I Dear Bongo sono un quartetto composto da Simone Felici (voce e chitarra, già bassista nei Rijgs ed Exit Spoons), Paolo Vaglieco (chitarra), Davide Ingiulla (basso) e Fabio Remedia (batteria).
Mentre il loro album di esordio, “Unfulfilled” (2024) risultava abbastanza inserito nel filone post-punk, oltre che rifarsi prettamente ai live del gruppo, qui si cambia totalmente registro.
Tra collage sonori e derive art-punk, “All The Good-hearted People Have A Dumb Face” diviene l’arena nella quale si muove un’umanità grottesca e surreale.
Il lavoro musicale dei Dear Bongo analizza il presente emotivo di una generazione schiacciata dai ritmi della comunicazione digitale nella quale l’individuo ingenuo e buono, ovviamente a disagio nelle dinamiche attuali, diventa presenza scomoda e indecifrabile, destinata all’emarginazione. L’album è il risultato di un lavoro condotto in studio di registrazione, ma con la spontaneità della ricerca artistica genuina, dove le sonorità art punk e garage si intrecciano a sperimentazioni psichedeliche e montaggi sonori di rilievo.
Ne risulta una struttura dove le liriche dal tono ludico e deformante sono le parole sulle quali il canto si libera, con un’esplorazione sonora che va dal melodico al grido viscerale.
Da una parte tracce brevissime, dall’altra strutture più lunghe, stratificate ed elaborate.
In tutto otto pezzi che rifiutano i facili compromessi e che riescono a mantenere, per tutto l’album, una tensione costante tra istinto e ricerca formale, perfetta traduzione in musica delle contraddizioni che possono celarsi dietro la faccia sorridente di un individuo condannato all’emarginazione.
L’espediente culturale di utilizzare, nelle liriche, più lingue contribuisce a rendere al meglio questo concetto, a partire dal brano iniziale, “La Fièvre”, metà in inglese, metà in francese, che chiude con l’immagine del gatto che graffia alla porta, per concludere, letteralmente in tedesco, con “Es ist Vorbei”.
Rimane impresso il testo surreale di “How was it?” che sia per la parte musicale, con particolare riferimento alla prosodia delle voci, sia per i testi, ricorda lo stile di “The Battle of Epping Forest” (da “Selling in England by the Pound”) dei Genesis.
Molto rapido e accattivante il riff ripetuto che apre “The Moralist” e ottimo stratagemma musicale il veloce glissando del sax con la successiva confusione di suoni in “No Hip Young Guys”.
Nel complesso “All The Good-hearted People Have A Dumb Face” è un viaggio profondo tra immediatezza e complessità, un grido di liberazione, a metà tra ironia e delirio, per tutti coloro che non trovano spazio nella modernità liquida, pervasa da ansia esistenziale.
TRACKLIST 1. La Fièvre 2. How was It? 3. The Moralist 4. Fit and Preening Man 5. No Hip Young Guys 6. All The Good-Hearted People have a Dumb Face 7. Mind Deceiver 8. Es ist Vorbei
Articolo del
07/05/2026 -
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