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“Liminal” un vocabolo per definire un “non luogo” spirituale che Marco Giambrone, compositore e polistrumentista siciliano, ha deciso di descrivere nel suo ultimo lavoro, sempre all’insegna del progetto Silent Carnival.
Un punto di demarcazione, un istante preciso nel quale non siamo più ciò che eravamo e non siamo ancora ciò che diventeremo: questo il significato specifico di quel “non luogo” rappresentato musicalmente da “Liminal”.
Si tratta di un album coraggioso, il racconto di un distacco esistenziale che non subisce un’involuzione, ma anzi narra musicalmente di un viaggio interiore che conduce alla fine alla scoperta di un nuovo proprio spazio vitale.
L’album esce a due anni di distanza dal precedente e suggestivo “My Blurry Life” e si snoda fra dieci tracce, vere e proprie tappe di un pellegrinaggio interiore, un’urgenza silenziosa, un ritorno dopo un’assenza meditata.
Questo prodotto musicale inaugura anche l’etichetta Avium, dello stesso Marco Giambrone, che così stabilisce un’autonomia creativa assoluta, un’indipendenza musicale che di fatto risulta a presidio e tutela di un progetto davvero particolare come questo.
Dal punto di vista artistico in “Liminal” si apprezza quello scavare all’interno dei propri limiti, attraversando i momenti di malinconia per pervenire a un’accettazione di se stessi, approdando infine a qualcosa di tangibile.
Tutto questo viene reso in musica grazie all’uso di contrasti come l’uso della chitarra battente, della balalaika e dell'armonium che conferiscono al lavoro un sapore ancestrale, talvolta folk altre volte medioevale, e l’uso di synth e sonorità elettroniche, il tutto talmente ben combinato da far percepire all’ascoltatore un senso di spiritualità.
L’album si snoda lungo dieci tracce che tracciano un percorso catartico, muovendo dall'introspezione più profonda verso la promessa di un ricongiungimento finale, dove in questo spazio in bilico fra percezione cosciente e incosciente, le sensazioni dell’artista divengono materia da plasmare musicalmente.
Il viaggio inizia con "November", brano lento e rarefatto che introduce l’ascoltatore a un’atmosfera sospesa con le sonorità acustiche che intrecciano un dialogo costante con l’elettronica, creando successivamente in "Salvation" aperture luminose e inaspettate.
Procedendo nell'ascolto, “Liminal” alterna la compattezza materica di "Facing the Outside" al magnetismo emotivo di "Song for a Mirror", un pezzo ipnotico e vibrante, per poi attraversare le trame eteree e transitorie di "Clouds", infine scivolando nel senso di smarrimento sensoriale che definisce "Daze".
La narrazione musicale gioca sui contrasti: se "Absence" si distingue per un minimalismo essenziale, "Ready to Drop" mette in mostra una struttura complessa e cerebrale. In quest'ultima, l'intro di chitarra alimenta una tensione crescente, magistralmente interrotta dal basso e da percussioni che richiamano alla mente un orologio, quasi a ricordare che tempus fugit. Le tinte si fanno più cupe con "Vertige", un brano ruvido dal sapore di danza medievale oscura, dove suoni lo-fi si muovono come ombre in sottofondo. È il preludio perfetto al finale affidato a "We will meet again". Introdotto da percussioni dal timbro unico, il brano conduce l'ascoltatore verso una ritrovata pace interiore, suggellando il ricongiungimento a quel che si è veramente attraverso un incedere musicale solenne e liberatorio.
Sicuramente “Liminal” è un'opera ben congegnata, organica, dove l’uso di strumenti particolare come l’armonium e la balalaika non è un vezzo estetico o mera originalità, ma è l’evidente intento di basare l’album su radici profonde, del passato, mentre l’uso della musica elettronica serve a dare una proiezione verso il futuro.
Un album profondamente umano, che stupisce per le sonorità congegnate in modo spettacolare e per le sensazioni che è capace di suscitare in chi ascolta.
TRACKLIST 1. November 2. Salvation 3. Facing the outside 4. Song for a mirror 5. Clouds 6. Daze 7. Absence 8. Ready to drop 9. Vertige 10. We will meet again
Articolo del
02/04/2026 -
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