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Andrea VeneziA è un vecchio personaggio del punk, la sua storia inizia allo ”Studio Emme” moltissimi anni fa, insieme ad altri sei elementi. "Dalle Macerie", invece, è un disco di oggi fatto di dieci canzoni, o per meglio dire, dieci bozze che, sviluppate, potrebbero avvicinarsi alla forma canzone. Se non avete lo stomaco foderato e il cervello leggermente deviato, in poche parole se siete normali, prenderete questo disco facendolo, letteralmente, volare dalla finestra. Perché? Perché Andrea è urticante, scomodo, la sua voce, monotematica, sembra provenire da un antro malsano, buio e umido. I brani sono scarni e quadrangolari, la ritmica è ossessiva, le strutture de songwriting minimali. “La Culla” è la massima espressione di quanto appena detto, la voce di Venezia ricorda le ambientazioni del “Nosferatu” di Herzog. Volendo accennare ad alcuni maestri di riferimento vengono in mente: le lezione sperimentali del Bennato più ostico, “C’è Luce”, e alcuni passaggi di Waits , “The Lauser”. Ma VeneziA va oltre tutto questo, riducendo la musica a qualcosa di volutamente piatto, come lo scorrere del tempo, dentro le sue pieghe infila stati di insofferenza e di dolor estremo. L’unica nota colorata di questo lavoro sono gli inserti dell’armonica, da lui stesso suonata, e la melodia di “Quale E’ La Strada”. Qui si va per l’et(t)erno dolore, troverete note stridenti, grevi, sporcizia bukoswkiana, e alcol per lenire questo dolore, “Whiskey 6 Harp”. Prodotto da Tony Truncali e Patrick Rotolo, questo disco vaga fra le macerie illuminando, impietoso, le rovine e gli angoli più bui di questa vita violentata, e rapita, dalla pochezza odierna. Un’uscita non certo facile, dai testi acidi, ma dignitosa e interessante per molti aspetti.
Articolo del
10/02/2010 -
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