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Quando la musica serve a correggere i vizi e i pregiudizi della società sbattendoglieli in faccia, quasi sicuramente si sta ascoltando un bel disco. Gli Ammoniaka, pesaresi di nascita e ska-core di adozione sfornano ”30-agosto-2009” un album divertente scanzonato e duro in certi passaggi; la critica sociale nemmeno tanto velata rimbalza a ritmo di ska, presa per mano dalla lezione dei Clash e dei Ramones. Superata la intro che annuncia l'album ”"I dischi di mio padre" da in pasto alle casse il suo allegro sconquasso tra trombe e rombo di chitarre; "La teoria del matto" riprende la seconda traccia ma in maniera più goliardica e vivace. "Non ce la faccio più" è tra i pezzi dalla critica più pungente, coltivata in un bel ritmo, con pause e ripartenze ben miscelate; "11:59:28 pm" introduce il concept che fa da filo conduttore al disco, l'arrivo di un supereroe alieno venuto dal pianeta "X", la title track "30 agosto 2009" narra infatti le vicende legate a questo personaggio, il punk atterra pul piatto del lettore cd e il laser fa fatica a stargli dietro. A volte si cade nell'errore di pensare che alcuni generi non possano raccontare determinate tematiche, "Non riesco a restare" mette alla prova alcune convinzioni che si possono manifestare sullo ska, e la propulsione che prende per andare alla scoperta delle proprie influenze, partire sperando di trovare quei piccoli ostacoli che poi finiscono in un unico spassionato racconto, l'alchimia delle parti dipinge un viaggio color passione. La capacità della band di prendere a pretesto momenti semplici della vita reale e immortalarli in un brano è unico, "A 4 di spade" ne è un esempio, tempo al cardiopalma, il plettro batte sulla spensieratezza e tutto gira; il rock più aspro fa capolino nel disco e pervade "Il resto non conta", solida e marmorea, gli strumenti urlano la loro rabbia all'unisono. La carica viene fatta detonare sempre e comunque, il divertimento è di casa e i ragazzi si scatenano per tutto l'album nella migliore miscela di ritmi, se si ascolta "Il migliore non vince mai" ci si convince che la semplicità è la migliore penna per scrivere la musica, l'energia del rock fa il resto; c'è spazio per una cover "Sarà perché ti amo" rivisitata per l'occasione anche se la versione proposta non sembra proprio azzeccatissima dato il testo non calibrato sul brano. Un pezzo che merita attenzione è "Roxy bar", un brano dal brio impareggiabile, i fiati che lungo tutto il disco sono sempre positivamente presenti qui fanno indossare l'abito da sera al testo che arriva di gran carriera sulle corde pizzicate della chitarra; massiccio spiegamento di distorsioni si attestano sul confine dell'album con "Violenza" invadono lo spazio aereo senza arrendersi anche dopo dodici tracce la carica è la stessa. Per chiudere "Luigi's trip", e qui il finale è da applauso, peccato aver lasciato questa splendida canzone alla fine, il nocciolo duro dello ska, puro e semplice, delicato e pungente che viaggia da solo lungo le casse infischiandosene di pregiudizi e dei cliché.
Articolo del
10/10/2009 -
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