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E bravo Marko Pavic. Il musicista italo-serbo, virtuoso della chitarra e – ingiustamente – ancora poco popolare, torna con il suo progetto di gruppo e ci regala un album molto anni ’80, che sa di Dream Theatre, Fates Warning e Europe… E non è certo un caso, dal momento che la guest star d’eccezione in "Just Go On" altri non è che il buon vecchio Kee Marcello. Poche chiacchiere, qui è la chitarra del Pavic Marko a parlare, e quando lo fa ammalia e sorprende, impedendovi di conseguenza di togliere questo disco dal lettore per diversi giorni. Unconditioned, misto di solido hard rock e qualche sfumatura prog, parte con una cinquina che basta da sola a catturare l’ascoltatore: la grintosa "Miracle Man" saldamente ancorata alla tradizionale scuola hard rock, "Trapped" in cui già si fanno sentire le prime suggestioni prog, "Just Go On" con il super-ospite di cui già si è detto, le saltellanti "Ghost in a Trash Machine" e "Creep". Nelle tracce successive emergono soluzioni più variate, pur mantenendo costante la matrice “hard-prog rock”: ad esempio "This World" e "Ride’n Run", pur essendo due brani estremamente diversi, hanno in comune un’accuratissima ricerca della melodia (in "This World", in particolare, è possibile rintracciare gli stilemi del periodo neoromantico che fu dominato da gruppi come Simple Minds e Spandau Ballet); mentre "True Sincerity", e assai più marcatamente "Hidden Sorrow", sono pezzi inequivocabilmente metal nelle strofe e nella struttura, pur mantenendo un ritornello leggero ed orecchiabile. Chiusura soft con "Your Love Is Shining", per accontentare anche i romantici. Ad emergere in tutti i brani, oltre alla tecnica di Pavic (non proprio imprevedibile, ma comunque superba), valorizzata da una produzione senza macchia, è la voce rotonda e versatile di Chris Catena, indubbiamente uno dei migliori professionisti italiani. Ottimo lavoro, impossibile stancarsene.
Articolo del
05/10/2009 -
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