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Interessante prodotto musicale l’ultimo album di Tristitropici, trio emiliano costituito da Dario Martorana (voce e chitarre), Giulio Stermieri (basso, tastiere, cori), Antonio Maria Rapa (batteria, percussioni, cori).
Uscito a maggio 2026 per l’etichetta Brutture Moderne, Traduzioni è un affascinante racconto musicale di come la realtà si riveli a partire dalle illusioni percepibili, un’evoluzione rispetto ai lavori precedenti, peraltro a quelli collegata per lo stile delle liriche.
Scritti in italiano, i testi contengono anche frasi in altre lingue (inglese, francese, latino) e dialetti, affascinando così l’ascoltatore grazie a questo particolarissimo mix di linguaggi che, insieme agli arrangiamenti ben congegnati, a partire dalla ritmica, produce un risultato artistico estremamente interessante.
Otto tracce nelle quali sembrano individuarsi due anime: una più acustica, presente nei pezzi che vengono introdotti essenzialmente dagli arpeggi di chitarra, l’altra più elaborata, con sonorità più piene, sviluppate in modo totalmente originale, in alcuni punti sperimentali.
Il risultato è probabilmente dovuto anche all’eterogeneità culturale dei componenti il gruppo, nato nel 2019.
Dario Martorana, cantante e chitarrista, è laureato in storia dell’arte, grafico e compositore, Giulio Stermieri, bassista, pianista, tastierista, ha una passione per le tradizioni musicali afro-americane, infine Antonio Rapa, batterista, percussionista, porta nel trio le altre sue esperienze nelle quali sembra muoversi in territori musicali di confine, che uniscono il clubbing alla dimensione introspettiva.
Interessante lo schema compositivo introdotto dal pezzo iniziale, “Estinzione”, che parte con un accompagnamento di chitarra ripetuto a oltranza che si muove su un tappeto di suoni sottostanti, quasi un mantra musicale, per poi cambiare improvvisamente ritmo e musicalità nella parte centrale e infine ricondursi allo schema iniziale.
Altri brani presentano invece musicalità diverse: “Più mai che me” è più acustico, con reconditi richiami a Villa Lobos, mentre “Prossimità” presenta inizialmente sonorità quasi africane, per recuperarle alla fine dopo un cambio di tempo centrale.
Quest’ultimo un pezzo che richiama alla mente il deserto, uno spazio sabbioso spazzato dai venti. Inizio molto calibrato e dotato di sonorità delicate per “Gioco”, la narrazione di una inconsapevolezza sulla quale prevale la partecipazione.
Certamente il lavoro si distingue per possedere due matrici musicali: una quella dell’accompagnamento ottenuto con un riff ripetuto di chitarra, insieme a batteria e basso, l’altra con i pezzi più acustici, dominati talvolta dalla chitarra, ma pervasi poi da altre sonorità, spesso con sperimentazioni interessanti.
Un po’ come nell’omonimo saggio di Claude Lévi-Strauss (“Tristes tropiques”), in Traduzioni la band sembra voler affrancare da una visione prettamente romantica gli argomenti trattati nei vari brani.
La sostanziale equivalenza fra il rincorrere l'utopia e ammettere il fallimento, la reciprocità, l'alternativa fra rimanere fermi e tornare sui propri passi, la trasformazione, e altri importanti temi, vengono così proiettati verso l’ascoltatore partendo da un punto di vista culturale e artistico del tutto nuovo.
TRACKLIST 1. Estinzione 2. Gioco 3. Più mai che me 4. Prossimità 5. Disobbedienza 6. Comportamento 7. Molle mare 8. Passaggio
Articolo del
10/07/2026 -
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