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Un super finale quello che ha regalato venerdì 31 luglio il Festival Rock in the Casbah, giunto alla 27esima edizione nella suggestiva cornice dell’Anfiteatro S. Costanzo, nel cuore della Pigna, la città vecchia di Sanremo. L’associazione Fare Musica con la direzione artistica di Larry Camarda hanno permesso a migliaia di persone di ascoltare (gratis) 4 giorni tanta musica di qualità, con molti artisti e un finale speciale affidato a Piotta, uno dei capostipiti della scuola rap italiana, basti citare icone come Colle der Fomento e Cor Veleno.
Prima del suo arrivo sul palco, a scaldare l’atmosfera c’era in acustico Davide Zappia, che ha fatto omaggi, tra gli altri a De Andrè (Fiume Sand Creek) e “Perché no” di Lucio Battisti, perla datata 1978.
Piotta è partito con una botta emozionale, “A me piace il delirio", proiettato sui muri della Casbah, citando “Poemetto spurio”, realizzato con la voce del fratello Fabio Zanello, scomparso prematuramente nel 2022 e il pianoforte di Francesco Santalucia.
Poi, un estratto del nuovo album “Si riparano ricordi”, uscito a marzo 2026, intitolato “Piu a fondo” (featuring con Simone Cristicchi). Sul titolo del nuovo disco, Tommaso (vero nome del rapper) ha spiegato che “anche i ricordi si possono aggiustare con vecchie fotografie, film, viaggi, musica. Il presente è una somma di tanti “passati”, ci sono ricordi personali e collettivi, come gli amici che non ci sono più.
Sulla grande parete della città vecchia venivano intanto proiettate immagini in bianco e nero: giovani amici, le proteste in piazza a Roma (il movimento delle Pantere da cui è confluito il primo disco politico rap italiano del collettivo Onda Rossa Posse), le serate tutti insieme.
Poi, un omaggio all’arte con la voce del grande artista Remo Remotti, che risuonava sul maxi-schermo. “Sono sempre stato affascinato dall’arte, per esempio anche mio zio ha fatto per anni pittore di professione - ha raccontato Piotta - da piccolo vedevo tele gigantesche bianche dopo giorni vedevo la magia dei colori. Questa canzone, realizzata con la voce del grande Remo, si chiama “Colori (non riusciamo più a vedere”). Nell’album ci sono molti ospiti, oltre a Cristicchi, come Fabrizio Bosso, ma anche Frankie hi-nrg mc e Tormento con cui ha dedicato un ricordo all’amico scomparso Primo Brown nel brano “Quante notti ancora”.
Nel concerto c’erano anche diversi lavori composti dal Piotta per colonne sonore, come “Cuore nero” realizzata per la serie “Suburra” o anche “7 Vizi Capitale”, che raccontano “la parte più oscura di Roma”.
Sul filo dei ricordi, Piotta ha ricordato: “da piccolo andavo al mare con la mia famiglia, era un concetto un po’ diverso negli anni ‘80, almeno per 30 giorni l’Italia era spensierata. Questa è “Solo per noi” ma oggi diventa solo per voi”.
A proposito di famiglia e di legami con il passato, si parla di rimpianti in “Se se se se”: “mia mamma era di Milano e solo quando non c’era più sono andato finalmente a vedere i luoghi dov’era cresciuta. Pensiamo sempre di avere più tempo, ma non è così” Le origini friulane del padre risuonano invece in “Ecchime”, altro feat stavolta con Davide Toffolo, nel ricordo del grande Pier Paolo Pasolini, che ha in comune un legame con la stessa regione.
Atmosfere del mondo arrivano con brani come “Aldair”, su sonorità brasiliane, ma anche con “Professore”, dedica al fratello (appellativo con cui molti chiamavano lo scrittore e saggista) che racconta le mille sfumature cromatiche di Torpignattara e dei suoi abitanti, originari da tanti Paesi.
Insieme a Piotta sul palco c’erano tre musicisti di rilievo: Augusto “Aku” Pallotta (sax e cori rap), Emanuele Bono (piano, synth), Claudio Cicchetti (batteria) che a un certo punto hanno improvvisato una jam session a tutto funk.
Verso fine concerto l’atmosfera si scalda sempre di più e ci si tuffa nelle hit di fine-inizio millennio: “Supercafone”, “La mossa del giaguaro” (con l’omaggio a Pino D’Angiò”) e il gran finale con il pogo su “La grande onda”.
C’è poi un altro finale della storia, quello dopo i saluti e i ringraziamenti al calore di Sanremo, quelli che er Piotta lascia a un video-simbolo, dove riappare il grande Remotti e una speciale crew formata da tanti artisti romani: Carlo Verdone, Carl Brave, Alessandro Mannarino, Valerio Mastandrea, Ditonellapiaga, Daniele Silvestri, Luca Barbarossa ed Emanuela Fanelli. Al centro c’è il mitico monologo di Remotti, rivisitato da Tommaso, anche produttore e compositore con Francesco Santalucia. Il tutto confluisce in “Me ne andavo da quella Roma… (Mamma Roma Addio) reloaded, poesia di amore-odio alla Città Eterna.
E, intanto che Rock in the Casbah saluta il pubblico e dà appuntamento al prossimo anno, il direttore artistico Larry Camarda sottolinea che “la ventisettesima edizione ha confermato la valenza del festival e la benevolenza del pubblico. E, riprendendo quanto ho pubblicato sui social citando Albert Einstein, “tutti sanno che una cosa è impossibile da realizzare, finché non arriva uno sprovveduto che non lo sa e la inventa”
Articolo del
02/08/2026 -
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