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Giovane, talentuoso, elegante e raffinato compositore campano, Bruno Bavota ha dato alle stampe ad inizio febbraio il suo nuovo album di inediti. ”La Casa Sulla Luna”, disco pubblicato per l’etichetta Lizard Records e comprendente dieci pregevoli episodi strumentali (ghost track finale inclusa), è la terza fatica discografica di Bavota, tornato sulle scene dopo il delizioso “Il Pozzo D’Amor”, rilasciato sul finire del 2010 e anticipato, pochi mesi prima, dall’Ep d’esordio intitolato ”Lo Specchio Dell’Anima”. Anche stavolta è il pianoforte ad essere al centro del progetto, a fungere da autentico ed unico perno. Di brevissima durata sono i brani presenti nella raccolta, quasi fossero dei piccoli gioielli incastonati in maniera così perfetta al punto tale da non poter essere ascoltati singolarmente, bensì contemplati in naturale successione: tutti d’un soffio, dall’inizio alla fine, evitando di interromperne il flusso etereo e sognante. A dare maggior luminosità e spessore alle purissime melodie create dal pianoforte del musicista nativo di Napoli ci sono poi il violoncello di Marco Pescosolido e il violino di Paolo Sasso. Se ne ricavano perciò degli intensi ed avvolgenti dialoghi sonori carichi di poesia e magia. Del resto è su questo che lavora Bavota, il quale ha cercato anche qui di non perdere mai di vista la semplicità, specialmente sotto l’aspetto compositivo. “La Casa Sulla Luna” è un lavoro pacifico. Si tratta di un Lp che trasmette serenità e delicatezza, benessere e positività, rappresentando benissimo la fiabesca immagine di copertina. Come recita il comunicato stampa ufficiale, risulta essere “un contenitore di sogni, speranze e amore. Un luogo lontano dalla Terra ma anche così vicino, così da poterne ammirare tutta la sua bellezza. Una casa dove poter essere più vicino alle stelle, convinto che la vita umana non ha uno scopo ma un’esistenza, semplice e necessaria come il brillare delle stelle”.
Al di là dell’ottima esecuzione dei pezzi, l’album piace e convince per via della coerenza non soltanto musicale e stilistica, ma anche atmosferica. Per quanto scarni a livello di arrangiamento, i componimenti del pianista partenopeo riescono a catturare attraverso il carattere pressoché omogeneo che denotano, grazie anche alle sfumature cristalline che finisco puntualmente per palesare. Merito, questo, della sensibilità, dell’impostazione e, in particolar modo, del tocco mai invadente di Bavota, capace di suggerire quiete ed intimità ad ogni singolo passaggio senza per questo annoiare o rivelarsi ridondante. L’approccio così disteso e poco invadente ricorda, con le dovuto proporzioni, quello di Ludovico Enaudi. “La Casa Sulla Luna” è stato inciso quasi interamente presso il centro Elios Registrazioni Audiovisive di Castellammare di Stabia. Perché “quasi”? Perché la suggestiva traccia fantasma conclusiva è stata invece registrata in casa del musicista con pianoforte verticale Weinbach del 1984 (stesso anno di nascita dell’autore). Tale brano, fra le altre cose, non è che un piccolo assaggio di quello che sarà il prossimo album dell’artista, già in fase di lavorazione. Salvo futuri ripensamenti il disco s’intitolerà “Su Una Nuvola”. Dovrebbe vedere la luce addirittura entro fine anno. Insomma: in quanto a prolificità ed idee Bavota sembra proprio non avere problemi, tantomeno limiti. E questo è molto importante non solo per lui, ma per la musica italiana in generale.
Articolo del
13/03/2013 -
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