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”L’Orizzonte Degli Eventi” per Matteo Cimenti è una linea immaginaria fatta di note, suoni e parole che si ritrova su di un piano circolare, come il cd che raccoglie il suo ultimo lavoro discografico. Una porta si spalanca con un domanda: Quante rette passano per due punti? La sua ricerca allora si mette in moto su questa base teorica che dalla geometria dello spazio fisico si allarga verso teorie quantiche, di dilatazione di spazio e tempo. Ma questi, nella vita dell’essere umano, in realtà divengono quelli determinato dalle esperienze in divenire nella linea della vita. Che semplice retta, non è! Nel suo album c’è una grande fluidità che unisce tra di loro, come avesse in mano ago e filo con la musica, frammenti della vita quotidiana, o meglio di rappresentazioni della società della quale si sente parte obtorto collo. La prima cosa evidente è la costruzione musicale: un sacco di rette, di punti, di spazi che si dilatano e prendono forma nell’immaginario di chi ascolta attraverso un sound estremamente ricercato che pone la sua forza nella parte ritmica, soprattutto di chitarra e percussioni. Non è sempre immediata la fruizione, anzi richiede un po’ d’impegno per seguire i sentieri sui quali vuole accompagnare l’ascoltare col suo particolare cantautorato. L’apertura è affidata a Cervelli In Fuga, sound fresco, che ricorda quasi un musical. Sensazione sostenuta anche dal testo recitato e narra di un giovane che cerca la sua strada per costruire un futuro professionale fra mille difficoltà e frustrazioni, fino all’epilogo cui richiama il titolo. Non mancano momenti più lirici come in Matrimonio Tra Cielo e Terra, dove ammette, nella sua ricerca di punti e rette, ‘E’ l’amore che ci scopre e ci contiene, una forza che unisce e sostiene’. Il Fauno, una ballata ecologista, si apre con immagini bucoliche e mitologiche. In altre canzoni il disco ha il sapore di certe linee musicali sperimentali degli anni ’70, fumosa, cupa, introspettiva e distorta, in alcune tracce come quella intitolata Savonarola dove scaglia invettive verso incoerenti moralizzatori, sempre pronti al giudizio con la loro ottusa mediocrità. Parla delle passioni della vita che diventano morbose ossessioni che ti si accattano addosso come del vischioso miele, e di amori viscerali con echi di tanguere argentine in Mirabella, della tirannia del tempo che vista da un’altra prospettiva è una sottile menzogna, se sai che ‘anche il tempo puoi fermare l’istante in cui sei libero di amare’. Dopo dieci tracce l’album è chiuso dall’omonimo brano. Interessante davvero l’idea, peccato che la scelta di usare il synth per la voce producendo un effetto robotico ed estraniante, tolga molto all’intuizione iniziale. In generale, l’impressione del disco è di un prodotto molto ricercato, che forse però per questo paga il dazio ad un approccio un po’ ‘intellettuale’ che lo rende ancora acerbo, in attesa di ascoltare nuove suggestioni.
Articolo del
04/10/2012 -
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