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La band, composta da Simone Piu (voce e basso) Francesco Manna (chitarra), Mauro Eretta (chitarra) e Claudio Derosas (batteria), dopo una comune gavetta come cover band, vive una svolta radicale dal 2009 grazie all’incontro con Fabrizio Simoncioni (Ligabue, Negrita, Litfiba, Nannini, C.Consoli e altri) e inizia a scrivere proprie canzoni a partire dal 2001. Il risultato finale è ”Miss California”, disco viscerale e chiassoso, che scorre a ritmo accelerato tra riff sfrenati (Miss California), assolo bruciapelo (volutamente?) thrash del cantante (Voodoo Woman), il tutto supportato dalla combo basso/batteria a tutto spiano (Rock ‘n’ Roll Show). Incede, invece, a passi lenti e riflessivi il Soul Slow Train, treno dei ricordi e dei “demoni” che ci infestano l’anima, che imbocca la strada dei cambiamenti e della speranza con la flash-song strumentale Pò Boy, usata come introduzione per l’infuocata ballata successiva, Father My Blood. Ascoltando il disco non passano inosservate le molteplici fonti di ispirazione da cui ha attinto questo quartetto di musicisti. Infatti troviamo scorie dei Metallica (soprattutto nella voce ‘Hetfieldiana’ del cantante), dei Lynyrd Skynyrd e, perché no, anche dei Foo Fighters. Non mancano alcuni cliché rockettari e un po’ troppi riempitivi nei testi, ma i Breakin Down comprano facilmente il nostro perdono con un’energia inarrestabile e grinta da vendere. Avete presente le celeberrima ‘Route 66’, resa immortale da musicisti e scrittori di tutto il mondo? Ecco, affittate una bella Cadillac vecchio stile e date il via al vostro agognato on the road attraverso le oniriche strade USA, tra giri di basso, turbinii di chitarre e rock sanguigno al ritmo dei Breakin Down.
Articolo del
02/10/2012 -
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